Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Ricordando Piazza Fontana

 

di Nicola Lofoco

Milano, Venerdi 12 Dicembre 1969. E' una grigia giornata di inverno. Alle 16. 30 del pomeriggio una bomba ad altissimo potenziale esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura provocando la morte di 17 persone. Anche il numero dei feriti non è indifferente: oltre 80. Un cupo velo di ingiustizia ha, oramai, avvolto quella strage. In ben 36 anni ancora nessuno ha pagato il conto per le lacrime, il dolore ed il sangue versato a Piazza Fontana nel 1969. Infatti, il 12 marzo 2004, sono stati finitivamente assolti i neofascisti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni.

Si è chiusa così una lunghissima fase di processi che si sono tenuti presso tante procure, da Roma a Milano, da Catanzaro ed anche a Bari. E di imputati ve ne sono stati anche tanti.Dall’anarchico Pietro Valpreda, descritto inizialmente agli occhi dell’opinione pubblica come un barbaro assassino, e poi risultato del tutto innocente, ai neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, condannati all’ergastolo il 23 febbraio 1979 dalla corte d’Assise di Catanzaro insieme all'agente del Sid Guido Giannettini successivamente assolti. Sino ad arrivare a Pino Rauti, fondatore di “Ordine nuovo”, arrestato il 3 marzo 1972 su mandato di cattura emesso dalla procurata di Treviso. Ma sui processi e sulle motivazioni della strage sono state riempite di inchiostro innumerevoli pagine di giornale e moltissimi libri. Senza dimenticare tutto quello che è stato detto ampiamente in non poche trasmissioni televisive.

E’ comunque indispensabile mettere l’accento sul perché sia stata fatta quella strage e, soprattutto, capire realmente chi avrebbe tratto dei vantaggi da un atto criminale così ferocemente sanguinoso. Da qui nasce l’esigenza di riflettere, in modo pacato e preciso, senza compiere dietrologie o inutili alchimie storiche, sulla situazione politica vigente in Italia alla fine degli anni sessanta. Un dato risulta inequivocabile: il consenso sempre più ampio e crescente che stava ottenendo nel Paese il Partito comunista italiano. Un consenso largo e democratico, sicuramente non gradito non solo all’ alleato americano, ma anche a chi si preoccupava seriamente che in Italia si potesse rompere la logica di Yalta. Qui, nel 1945, era stato deciso dalle Nazioni che si accingevano a vincere la seconda guerra mondiale che, pur conservando la proprio sovranità ed indipendenza, l’Italia sarebbe dovuta restare sotto il controllo degli Stati Uniti d’America. Una vera e proprio logica di spartizione compiuta da Usa, Urss e Gran Bretagna, compiuta per ridisegnare la geografia mondiale dopo la fine della guerra.

Chi su quella logica aveva costruito le proprie fortune certamentenon avrebbe gradito un eventuale ingresso del Pci nell’orbita governativa dell’Italia. E non bisogna dimenticare un altro elemento peculiare: la strage di Piazza Fontana è preceduta dalla grande contestazione studentesca esplosa, in Italia e nel mondo, nel 1968. Nella masse giovanili cresceva sempre di più un enorme bisogno di diritti e di riforme. Per questo le rivendicazioni giovanili finirono per coniugarsi, fisiologicamente, ai valori politici della sinistra, da sempre attenta a questo tipo di istanze. Anche questo enorme fenomeno sociologico non era certo gradito a chi si augurava un diverso orientamento politico internazionale dell’Italia. Senza dimenticare che, proprio nel dicembre del 1969, si stava per approvare il primo statuto dei lavoratori. Tenendo conto di tutto questo,l’efferato attentato di Piazza Fontana poteva rappresentare certamente un motivo valido per l’emanazione di leggi speciali, che avrebbero così limitato la libertà di associazione dei cittadini.

Ma poteva anche provocare, senza ombra di dubbio, una svolta governativa autoritaria a discapito della democrazia. Tutti elementi che avrebbero inevitabilmente colpito il Pci. In molti hanno indicato Piazza Fontana come la prima tappa della cosiddetta “strategia della tensione”, ordita da qualche centro di potere occulto per conseguire fini politici. Guido Salvini, il magistrato che dal 1989 al 1997 ha indagato sulle stragi commesse in Italia, partendo proprio da quella di Piazza Fontana, ricostruisce in questo modo gli avvenimenti, in un’intervista rilasciata al giornalista Luciano Lanza nel novembre 1999: “La ricostruzione istruttoria porta ad alcune conclusioni. La strategia degli attentati viene da vertici militari italiani, ispirati da settori del mondo politico. L’operatività a Milano e a Roma è di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Il servizio viene dato dai servizi segreti italiani per sviare le indagini e portarle sugli anarchici”. Aldo Sabino Giannuli, ricercatore universitario e consulente della commissione stragi, aggiunge invece un altro elemento di iflessione: “Il 12 dicembre 1969 stava per essere chiesta l’espulsione della Grecia dalla Nato. E l’Italia era uno dei Paesi che aveva avanzato tale richiesta”. La svolta autoritaria in Grecia, invece, vi era stata eccome. Nel 1967 un colpo di Stato aveva portato al potere i cosiddetti “colonnelli” guidati da Giorgio Papadopulos, il quale diede vita ad una vera e propria dittatura di stampo nazionalistico.

Un avvenimento che aveva avuto il pieno appoggio degli Stati Uniti. La richiesta di espulsione della Grecia dalla Nato e dal Consiglio di Europa, fatta da numerosi Paesi tra i quali l’Italia, di certo non era affatto gradita a chi, al contrario, aveva certamente visto nella Grecia dei colonnelli un valido alleato anticomunista. Victor Marchetti, ex agente della Cia, durante un’intervista televisiva rilasciata alla Rai tv nel dicembre 1997, faceva questa dichiarazione: “Per contrastare l’avanzata, in Italia, del Partito Comunista, ci siamo serviti anche dei neofascisti”. Questo è un altro importante tassello del grande puzzle che compone la vicenda di Piazza Fontana. L’accertato legame che ha unito in Italia gli ex fascisti, dotati di una forte convinzione anticomunista, e gli Stati Uniti. Un legame che non si è mai spezzato durante tutti gli anni della guerra fredda. Questi sono i punti salienti dello scenario storico in cui avviene la strage di Piazza Fontana. E riflettendo su tutto questo, chiunque può farsi una propria opinione su cosa sia realmente accaduto. Capire bene il nostro passato può aiutarci a comprendere meglio il nostro presente.

 

 

 

 

 

da "La Rinascita",  Novembre 2005

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