Nicola Lofoco

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Sms e Pagelle On-Line: E i costi ? E i tagli?

di Nicola Lofoco

''Entro un anno la stragrande maggioranza delle famiglie italiane riceverà a casa o potrà connettersi via internet per consultare la pagella scolastica dei propri figli e ottenere altre informazioni sull'andamento scolastico dei figli''. Questo è quanto ha dichiarato il ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta lo scorso mese di gennaio, in piena sintonia con quanto ha anche affermato il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: “Le scuole hanno il dovere di comunicare alle famiglie l'andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola-famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie”. Ma poco si è letto sui costi, sulla complessità, sulla praticabilità e sull'effettivo carattere di priorità dell'operazione.Viene quindi sottolineata dai due ministri l’esigenza di affidare la scuola italiana alla modernità e all’innovazione tecnologica. L’invio di un sms per avvisare il genitore dell’assenza di suo figlio e consultare la pagella on-line segue questo orientamento. Ma è necessario anche porsi una domanda: quanto costa tutto questo? Per attivare questo servizio bisogna fornire alle scuole uno strumento informatico efficiente. E’ necessario, insomma, produrre un software specifico. Su tutti il territorio nazionale, attualmente, vi sono quasi 12.000 scuole pubbliche. Ad essere interessate a questo tipo di servizio sarebbero le scuole medie e quelle superiori, che sono circa 8.000. Di queste 8.000, oltre un migliaio usufruiscono da tempo del servizio sms e pagelle on-line, in quanto esistono molti software per la scuola in grado di gestire il tutto. Il ministero dell’Istruzione fornisce gratuitamente a tutte le scuole che ne fanno richiesta il cosiddetto “Sistema Integrato Segreterie Scolastiche “, detto anche “Sissi”. Sarebbe, dunque, basilare da parte del ministero dell’Istruzione elaborare un software da affiancare al Sissi. Un software nuovo, in grado di potersi collegare senza alcun problema ai database presenti in ogni singola struttura scolastica, colmi di dati inerenti agli alunni, ai genitori, ai professori e a tutte le attività didattiche. E questa sarebbe la prima spesa che il ministero dovrebbe sostenere, in quanto dovrebbe pagare un elevato costo in euro ad un azienda informatica di grande spessore per lo sviluppo del programma. Un software va poi testato, sviluppato, controllato e sempre aggiornato. In sostanza, una manutenzione efficiente e sicura, che costa. Ma non è finita qui. Una volta riusciti ad individuare l’applicazione e a gestirne la manutenzione, si dovrebbe dare inizio alla fase della distribuzione del nuovo software e della sua installazione in tutte le scuole pubbliche. Anche per realizzare tutto questo, i costi dell’operazione aumenterebbero ulteriormente. L’istallazione dovrebbe avvenire nelle sedi delle segreterie scolastiche, che, in moltissimi casi, hanno computer e strutture hardware obsolete e poco funzionanti. E ogni buon informatico conosce bene gli innumerevoli problemi che potrebbero derivare da tutto ciò. L’installazione di un software nuovo su macchine che hanno sistemi operativi e processori acquistati 10 anni prima sarebbe praticamente inutile, in quanto il nuovo software non sarebbe in grado di funzionare. Un’operazione, quindi, che nel suo complesso non sarebbe soltanto costosissima, ma che impiegherebbe anni per essere davvero efficiente. Tutto questo, in controtendenza con tutto quelle che sono state le politiche fatte nei riguardi delle scuole negli ultimi anni, caratterizzate da sistematiche riduzioni dei finanziamenti e da tagli ai fondi. Tutta la scuola italiana ricorda perfettamente le polemiche scoppiate in autunno contro il ministro Gelmini per la sua decisione di arrivare ad una progressiva riduzione delle sovvenzioni per scuola e università nell’arco di cinque anni. Olga Olivieri, preside del liceo Farnesina di Roma, snocciola con precisione alcuni dati: “Tutte le scuole hanno sempre più carenza di fondi. Se non fosse per i contributi delle famiglie e per gli sponsor, non saremmo in grado di gestire in pieno le attività didattiche. Ricorrere a questo tipo di finanziamenti, significa progressivamente contare sui privati piuttosto che sull’aiuto del ministero dell’Istruzione”. Quella dello sviluppo di un ennesimo software sarebbe, sempre secondo la preside Olivieri, “una grande spesa per molte scuole inutile, in quanto, come noi, tante scuole usano già dei programmi che coprono questa esigenza”. Aggiunge poi che “sarebbe certamente più utile contare sui dei finanziamenti certi per la scuola. A volte abbiamo spese insostenibili”.

da www.infodem.it

 

 

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