Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

E restiamo l'Italia del Cavaliere

di Nicola Lofoco

Mentre fuori continuavano gli incidenti tra studenti e forze dell' ordine, tra manganelli, botte e fuoco, nel palazzo si decideva se il governo Berlusconi sarebbe rimasto in piedi.Tra strategie politiche e calcoli rocamboleschi, per 3 voti ottenuti in più alla camera Silvio Berlusconi continuerà ad essere il presidente del consiglio italiano.  Finisce  314 a 311, con i deputati del Pdl che sventolano il tricolore insieme ai  più volte definiti "voltagabbana", come Scilipoti e Calearo , ieri rispettivamente di IDV e PD ed oggi a favore di Berlusconi. Calearo, industriale veneto con un passato politico e professionale non certo definibile di sinistra,  venne candidato con orgoglio da Walter Veltroni nel 2008.  La sua candidatura venne rappresentata come il segno della "modernizzazione" anche nelle scelte dei candidati nel neonato partito democratico. Dopo 2 anni e mezzo, Calearo ringrazia Veltroni, per avergli permesso di arrivare in parlamento e poter fare ora affari come e dove vuole. Calearo è stato certamente un altro capolavoro politico dell'ex sindaco della capitale , che sempre nel 2008 ha consegnato il Campidoglio allo stesso suo avversario che solo 2 anni prima, nel 2006, aveva battuto con oltre il 65% dei consensi.Complimenti Veltroni. Domenico Scilipoti, medico siciliano  che insieme ad Antonio Razzi lascia l'IDV per unirsi al centrodestra, afferma di non aver visto da parte del suo partito "attenzione sullo sviluppo della tecnica dell'agopuntura". Forse , dopo il voto, si parlerà di più di agopuntura nel Tg4 di Emilio Fede o sulle pagine de "Il giornale". Molto utile , vero onorevole ? Ma è Gianfranco Fini, l'unico vero sconfitto di questa nuova puntata  della storia della politica italiana. Insultato in continuazione dai deputati della Lega, a fine voto resta chiuso nelle sue stanze, a meditare su cosa fare domani,  consolato dal suo fedelissimo colonnello Italo Bocchino. La delusione maggiore il presidente della camera la prende da 2 donne . Due donne che avevano giurato fedeltà a Fini e "Futuro e Libertà", e che invece finiscono per votare nello stesso modo in cui votano i deputati del Pdl. E sono Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini. Anche Silvano Moffa di Fli, in aperta polemica con Bocchino, finisce per astenersi. Durante gli interventi dei parlamentari, Antonio di Pietro tuona contro Berlusconi: "Si consegni alle procure". Dopo questa frase, il re del biscione si alza dalla prima poltrona dei banchi del governo e lascia l'aula. E mentre va via, l' ex pm di mani pulite rincara la dose: " Scappi pavido, vai alle Bahamas". Gli risponde Fabrizio Cicchitto : "analfabeta". La tensione cresce , inizia una rissa in cui i commessi, con la fronte colma di sudore, hanno il loro ben da fare per fermarla.  E c è chi giura di aver visto  Maurizio Gasparri, dopo il voto, guardare in faccia Gianfranco Fini e mostrargli il dito medio. In ogni caso,Fini ha impiegato ben 16 anni per capire che Berlusconi è inaffidabile. Complimenti anche a lei presidente, meglio tardi che mai.  Francesco Pionati, il reclutatore di voti per Berlusconi , afferma di aver solo offerto un caffè e delle idee ai deputati che hanno "cambiato idea" nel giorno più importante della XVI legislatura. Massimo D'Alema ci dice che è stato il momento più indecoroso della storia repubblicana per la compravendita dei voti parlamentari. Forse ha dimenticato quello accadde nel 1998, quando diede vita al suo primo governo,riuscendo anche a nominare un ex missino come l'On. Misserville sottosegretario. E ora la situazione è in pasto alle solite alchimie politiche. Con pochi voti non si può governare. Che farà Silvio? Allarga la maggioranza all' Udc ? Continua cosi' con pochi voti? O tenterà di strappare ancora deputati al gruppo che fa capo a Fini? Una cosa è certa: la crisi resta. Restano i disoccupati, restano i rifiuti per le strade della Campania, resta l'Aquila in ginocchio. Restano le proteste degli studenti e le fabbriche che chiudono. Restano a protestare i sindacati e la confindustria. E forse resteranno ancora molte nipoti di Mubarak a far visita a Palazzo Grazioli.

 

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