Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

No ai misteri sul caso Moro

di Nino Dolfo

tratto dal Corriere della Sera

 Saper dire no serve a noi, forse anche agli altri. E questo è un gran rifiuto che fa scalpore. Storico e giornalista bresciano tra i più informati, collaboratore del Corriere della Sera di Brescia, Pino Casamassima ha spedito una lettera all’on. Giuseppe Fioroni, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro, declinando l’invito per una audizione.Reticenza? No, esplicito e consapevole diniego. Come Bartleby, che preferiva di no.«La mia decisione — ci racconta — è motivata dal fatto che non riconosco la competenza di alcuni membri della commissione.Commissione, questa è la terza, che dal 2014 non ha prodotto nulla, se non gran proclami da parte di alcuni suoi componenti».

Casamassima ha il dente avvelenato soprattutto con l’on. Gero Grassi (Pd), che «ha iniziato un tour per l’Italia, come una rock star, invitato da scuole e associazioni, in cui bontà sua spiega chi e perché ha ucciso Moro. La contraddizione è palese: non si può da una parte fare ricerca e dall’altra presumere di avere la verità in mano. Inoltre il rifiuto nasce anche da un’altra ragione: volevo dare una scossa a tutti coloro che sperano di scoprire chissà quali misteri. E invece non c’è più nulla da scoprire, se non piccole zone d’ombra intorno alla Brigate rosse».Cerchiamo di riassumere in breve i termini del contendere: Grassi continua a sostenere la tesi del complotto nazionale e internazionale, secondo cui pezzi dei servizi segreti nazionali e stranieri hanno tramato perché Aldo Moro non riuscisse nell’intento, considerato all’epoca rivoluzionario, di portare il Partito comunista al Governo, anche se solo nella fattispecie di un suo appoggio esterno. Lei invece, Casamassima, ritiene che le Br abbiano fatto tutto da sole, senza regie esterne.

È cosi? «Proprio questa è la ragione del dissenso profondo. Le mie ricerche portano a queste convinzioni, che sono peraltro pronto a rimettere laicamente in gioco. Non si può capire il caso Moro senza conoscere la vicenda delle Br. Ed è per me questa la lacuna che attraversa la preparazione di molti componenti la commissione parlamentare.Cosa voglio dire? Le Br sono state una banda armata comunista in grado di organizzare un rapimento di un leader e processare la Dc. Questo era il loro scopo e loro erano assolutamente in grado di portare atermine una operazione comequella in completa autonomia.L’obbiettivo doveva essere Giulio Andreotti, ma per questioni logistiche (abitava nel centro di Roma) deviarono su Moro, perché l’obiettivo era più facile.L’agguato di via Fani ricalca, come una carta carbone, quello appena precedente avvenuto in Germania che portò al sequestro di Hanns Martin Schleyer da parte della Raf. All’epoca nessuno si aspettava una cosa del genere, tanto è vero che la scorta di Moro teneva le armi lunghe nel bagagliaio. E questo la dice tutta».

Nella vulgata dell’opinione pubblica invece i misteri irrisolti trovano un humus fertile. Lei invece ci dice che c’è ben poco da scoprire.«I misteri del caso Moro sono più supposti che reali. Non sono il solo a pensarla in questa maniera. I misteri riguardano riguardano semmai la seduta spiritica sui colli bolognesi cui partecipò Romano Prodi. Riguardano il doppio (nel ’78 e nel ’90) ritrovamento del memoriale di Moro, riguardano anche le Br.Io non ho le prove, però ritengo verosimilmente che ci siano dei personaggi non ancora identificati come protagonisti della vicenda, che sono sfuggiti alla giustizia perché protetti dall’ombrello di copertura dei brigatisti».

Quali sono allora le conclusioni? «La vicenda Moro è stata attraversata da tutti coloro che avevano titolo per attraversarla a livello nazionale e internazionale.Che Cia, Mossad, Kgb,Stasi e servizi italiani siano intervenuti pesantemente in corso d’opera è palese. Che l’eliminazione di Moro facesse comodoa qualcuno, è fuori di dubbio, però questa è una storia che parte e finisce con le Br. Le Br sono state, se vogliamo, degli utili idioti che alla fine si sono trovati in un angolo e senza vie d’uscita. A quel punto non potevano far altro che eseguire la sentenza. Se avessero rinunciato a giustiziare il rigioniero,secondo la loro logica sarebbe equivalso a tirar giù la saracinesca sulla ditta Br. Come dire: abbiamo sbagliato tutto».I

l finale era dunque già scritto? «Diciamo che i brigatisti non furono capaci di intercettare alcuni segnali, che avrebbero potuto sbloccare la situazioneUn segnale importante fu quello di Paolo VI che nella sua invocazione si rivolgeva non alle Br, ma agli uomini delle Br, c’è una differenza. Moretti e ompagni potevano accettare l’invito, quello era il momento di liberare Moro, ma non lo fecero. Dall’altra parte lo Stato si assestò sulla linea della non trattativa, perché questo avrebbe comportato il conoscimento politico delle Br. Igiochi erano già fatti».Pino Casamassima, studioso degli anni ’70, rifiuta l’audizione della commissione parlamentare, ma nel contempo continua ad approfondire quel nevralgico decennio. In cantiere ancora un libro sulle Br, che in appendice conterrà gli atti di tre convegni (Milano, Roma, Bari) sul caso Moro.

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