Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

I "misteri" di via Fani e la semplice verità di questa foto

 

 

di Nicola Lofoco

Tra le tante fotografie scattate in via Mario Fani la sciagurata mattina del 16 marzo 1978, è possibile vedere in modo chiaro ed inequivocabile il famoso parabrezza del motorino modello Piaggio Boxer dell’ ingegner Alessandro Marini. Un parabrezza che è stato per anni l’archè di molte ricostruzioni poco chiare e farraginose dell’agguato in cui venne rapito Aldo Moro e furono uccisi i  cinque agenti di scorta. Marini denunciò di essere stato bersaglio di una “sventagliata di mitra” da parte di due uomini a bordo di una moto Honda di grossa cilindrata.

Le sue dichiarazioni sono state giudicate inquietanti, perché i brigatisti avevano sempre negato la presenza della moto Honda in via Fani. Da quest’ ultima foto, molto chiara, è facile capire come il parabrezza non possa essere stato bersaglio di alcun colpo di mitra. Possiamo solo notare una vistosa striscia di scotch in quanto, per stessa ammissione di Marini, il parabrezza si era rotto nei giorni precedenti e lui aveva provveduto a ripararlo in una qualche maniera.

A questo punto tutta la testimonianza dell’ingegnere risulta inattendibile. Recentemente anche il sociologo Gianremo Armeni, nella sua pubblicazione "Questi Fantasmi " giunge alla conclusione della totale inaffidabilità delle dichiarazioni di Marini che, lo ricordiamo, ha sempre dato versioni diverse di quanto aveva visto nelle sedi processuali in cui è stato chiamato a deporre.

E bisogna rimarcare come anche in sede giudiziaria, nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello presieduta dal giudice Giuseppe De Nictolis, risalente al 1985, si può testualmente leggere: “Invero, per quanto riguarda il numero, solo il teste Marini parla di un numero di persone superiore a nove. Ma la versione fornita dal predetto teste appare essere più una ricostruzione  a posteriori del fatto. Se egli fosse stato presente all'intero svolgimento della vicenda - come afferma - sarebbe stato notato da qualcun altro dei testi”.

E’ questa una sentenza di cui mai nessuno parla, quando si tenta di dare una risposta definitiva ai tanti dubbi che hanno segnato le ricostruzioni della strage di via Fani per quasi 40 anni. Come nessuno mai ricorda che, tra tutti gli altri testimoni sentiti nella aule di tribunale, nessuno hai mai detto di aver visto due uomini sparare verso il ciclomotore di Marini.

A questo punto dovremmo chiederci, dopo ben 37 anni, se il dramma delle cinque persone uccise durante una mattinata primaverile del lontano marzo 1978 dalle Brigate Rosse sia stato troppo spesso ricostruito con estrema approssimazione e fondato su prove inesistenti. Ma lo sappiamo: non sono bastati cinque processi, trentadue ergastoli e le confessioni di chi si è assunto la responsabilità della tragedia dell’affaire Moro a chiudere il continuo rimpallo di versioni e “misteri”.

(*) autore di "Il Caso Moro. Misteri e segreti svelati" (Gelsorosso)

 

Fonte: www.infodem.it

 

 

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