Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Il caso Moro, la tragedia senza pace

di Nicola Lofoco

 Don Antonio Mennini ormai non sa più come dirlo. Dopo averlo detto per ben 7 volte in 37 anni dinanzi alla Corte d’Assise ed alle Commissioni parlamentari d’inchiesta, lo ha ripetuto per l’ottava volta durante la sua audizione nella nuova commissione Moro. Don Antonio non è mai stato nel covo prigione di Aldo Moro in via Montalcini 8. Eppure nel tempo sul suo nome si è creata una delle tante storie , o meglio una delle tante leggende, legate alla tragedia dell' "Affaire Moro".

Spesso si è definito don Mennini come il sacerdote del “mistero” legato alla confessione di Moro raccolta da lui stesso all’interno di quella oscura intercapedine dell’interno 1 di via Montalcini 8 dove lo statista democristiano passò le sue 54 notti di passione e dolore. Benché su un eventuale visita in quell’appartamento vi sarebbe stata da fare la logica riflessione che i brigatisti non avrebbero mai permesso a nessuno di metterci piede per ovvie ragioni di sicurezza, dobbiamo chiederci come mai di tutto questo si continua a parlare e discutere dopo ben 37 anni. La ragione deve essere ricercata non solo nella pochezza di molte ricostruzioni fatte spesso in maniera sommaria e poco lucida.

Ma succede anche perché sul caso Moro vi sono stati tanti, forse troppi, equivoci che hanno reso tutta questa vicenda che ha segnato in maniera indelebile la storia d’Italia quello che potremmo definire un romanzo giallo infinito. Su don Antonio, detto “Antonello”, attuale nunzio apostolico in Gran Bretagna, l’equivoco nasce da alcune dichiarazioni fatte da monsignor Capovilla ( a cui poi ha fatto riferimento Francesco Cossiga) che raccontò di aver incontrato Mennini dopo la morte del Presidente della Dc avvenuta il 9 maggio 1978. Capovilla disse che Mennini gli “aveva fatto capire chiaramente” di aver potuto visitare e confortare Moro. Già da queste parole è lapalissiano che Capovilla non ha mai detto che don Antonio gli avesse detto con certezza di aver visto Moro, ma solo di “averlo fatto capire” . Solo questo basta per comprendere come lo stesso Capovilla non ha mai affermato nulla di certo nelle sue dichiarazioni, ed il tutto è stato frutto della sua interpretazione del colloquio avuto con don Antonello.

Questo episodio è sempre poi stato inserito nel quadro della trattativa per la liberazione di Aldo Moro che voleva intraprendere il Vaticano. Si è spesso parlato dei famosi 10 miliardi delle vecchie lire messi a disposizione dalla Santa Sede come riscatto e delle tante e plausibili iniziative fatte dalle persone vicine allo statista salentino , compresa la sua famiglia, per la sua liberazione. Ma in questo caso nessuna persona di buon senso affermerebbe che questi fatti siano stati un mistero. Chiunque pur di riabbracciare la propria cara persona cercherebbe tutte le strade possibili per farla uscire dall’oscuro tunnel della morte certa. Ma dei falsi misteri del caso Moro continuiamo ancora oggi a parlarne, ormai assopiti ed abituati a sentirne di cotte e di crude in maniera costante. Dopo 37 anni si cercano ancora in via Fani con dei “rilievi laser” delle prove di non so cosa, come se quasi 40 anni non abbiano spazzato via ogni genere di prova da una strada piccola e stretta della capitale d’Italia. 

Si parla ancora con insistenza del “mistero” della moto Honda quando chi era in sella a quel ciclomotore ha confessato e spiegato cosa è davvero successo. Una moto da cui nessuno hai mai esploso colpi verso l'inattendibile testimone Alessandro Marini, che era stato invece bersaglio dei proiettili del brigatista Franco Bonisoli. Ma tutto questo , lo ricordiamo, è stato già ampiamente chiarito nella aule di Tribunale dopo ben 5 processi , 26 ergastoli e brigatisti che hanno ammesso le proprie colpe ( al contrario di coloro i quali hanno compiuto delle stragi orrende come quella di Piazza Fontana e della stazione di Bologna) . Qualcuno depistò quelle indagini? Su tutto questo una prova non è mai emersa, e senza prove prima di fare accuse non saremmo cittadini di uno Stato di diritto. Andiamo avanti cosi quindi, nel non voler lasciare in pace una tragedia fatta di lacrime e dolore. La tragedia senza fine e senza quiete di Aldo Moro, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino.

 Fonte_ http://www.agoravox.it/Il-caso-Moro-la-tragedia-senza.html

 

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