Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Moro? hanno fatto tutto le Br. La tesi del libro di Lofoco

da www.infodem.it

“Il libro che Nicola Lofoco ha scritto, dopo un decennio di lavoro accurato, ha il pregio di dire la sua con franchezza straordinaria andando assolutamente controcorrente. Lofoco non crede al complotto, al Grande Vecchio, all’omicidio per commissione, alla manina, o manona, straniera che ha armato le Brigate Rosse. Lofoco fa un’operazione straordinaria in questo paese in cui tutti sono investigatori, scrittori di gialli e, ovviamente, allenatori di calcio: mette insieme i fatti, analizza tutti i sospetti e cerca per ciascuno di essi la conferma o la smentita. E trova smentite. Leggerete e ve ne farete un’opinione. Io che pure leggo sempre con passione tutte le ricostruzioni dietrologiche alla ricerca di spunti che mi aiutino a spiegare l’enormità di certi eventi, sono dello stesso parere di Nicola Lofoco”.

Così Giuseppe Caldarola nella presentazione del volume “Il caso Moro - Misteri e segreti svelati” di Nicola Lofoco (editore Gelsorosso), presentato nei giorni scorsi a Bari, proprio nell’università di cui Aldo Moro fu giovane e illustre docente e che porta da anni il nome del leader della Dc ucciso dalle Br E qual è il parere di Lofoco, condiviso da Caldarola? Eccolo: “Al netto dei ‘buchi neri’ sul caso Moro, dei limiti delle indagini, delle ambiguità di tanti protagonisti, non toglierei all’attore principale, l’organizzazione politico-militare di sinistra denominata Brigate Rosse, l’intera responsabilità del più orrendo delitto politico che per tanti italiani ebbe la valenza di un vero colpo di Stato”. Un’opinione in forte controtendenza, come si comprende, rispetto a quasi quarant’anni di misteri, segreti, rivelazioni e comunque di una opinione pressoché unanime sulle trame che ci sarebbero state dietro l’affaire-Moro e su inconfessabili responsabilità di politici ed entità., nazionali e soprattutto straniere, che avrebbero di fatto manovrato i fili del terrorismo rosso (o perlomeno del suo ultimo segmento, quello appunto guidato da Mario Moretti) ed eterodiretto gli assassini di Moro.

Il libro di Lofoco contiene anche interventi di Piero Corsini, Pino Nicotri e Andrea Purgatori, firme illustri della Rai, di Repubblica e del Corriere della Sera che sui retroscena del caso-Moro hanno prodotto molti e documentati servizi ed articoli A proposito del comportamento della stampa in quei tragici mesi, in particolare Corsini non ritiene, come pure da qualche parte si è sostenuto, che “la classe giornalistica del 1978 fosse asservita integralmente allo Stato in tutte le sue varianti. Non dimentichiamoci che nel 1978, ad un anno del 1977, vi era una forte presenza della stampa contro la linea politica dello Stato, penso ad esempio alla cosiddetta ‘stampa alternativa’. Credo che durante i giorni del rapimento di Moro tutti abbiano perso la testa. La strage di via Fani era stata un evento senza precedenti, inimmaginabile.

Era un momento di transizione, in cui si stavano riorganizzando tutti gli apparati dei servizi segreti e di sicurezza italiani. Vi era lo spaesamento politico del compromesso storico. Anche se non ci fosse stato il sequestro Moro, l’appoggio esterno del Partito Comunista alla Democrazia Cristiana ridisegnava lo scenario politico italiano e toglieva delle coordinate a chi per tanti anni si era basato sulla contrapposizione tra la Dc e il Pci. Poi vi fu il Partito Socialista che all’improvviso ruppe la linea della fermezza e seguì una strada diversa”. Certo, “il ruolo della stampa nel caso Moro credo sia ancora tutto da esplorare, ma mi sentirei di affermare che sia stato abbastanza marginale”. Insomma “rifuggirei dalla tentazione della facile dietrologia. Quello che è certo, secondo me, è che, ammettendo che l’intera operazione sia stata gestita tutta dai brigatisti, una volta sequestrato Moro tutti hanno giocato una loro partita: la Dc, il Pci, il Psi, il Vaticano, gli americani, i russi e tutti gli altri”.

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