Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Khiam: le prigioni e le torture dimenticate

 

di Nicola Lofoco

Tra le tante storie di ordinaria follia dell’uomo quella della tortura è certamente la peggiore. Una pratica ripugnante ricorrente dall’ antichità sino ad oggi.Un monumento a chi è stato vittima di sevizie e torture di ogni genere è la prigione di Khiam , situata nel sud del Libano. Un luogo spesso dimenticato, dove le vittime sono state tante ed i carnefici non hanno pagato alcun conto con la giustizia.

La prigione l’ho vista per la prima volta nel 2009, e basta iniziare a fare qualche passo al suo interno per capire bene che certo in passato non è stato il paese delle meraviglie di Alice. La prigione era stata costruita dagli israeliani nel 1978 durante gli anni della guerra civile ed è servita per ben 22 anni non solo per la detenzione di prigionieri palestinesi o libanesi, ma anche per la loro tortura fisica e morale. Durante la visita dell’ anno successivo un uomo libanese che era stato imprigionato e torturato nella prigione ci ha raccontato la sua storia. Ecco le mie riprese :

Con l’appoggio degli ausiliari israeliani, i falangisti libanesi hanno compiuto per 22 anni ogni genere di atrocità su persone che non avevano neanche subito un regolare processo. Un vero e proprio carcere del male  voluto da chi ha ancora oggi tanto da pagare per le proprie atrocità commesse in Libano , come coloro i quali sono stati i responsabili del massacro di Sabra e Chatila.

Ricordiamo che la tortura è stata totalmente messa fuori legge da tutte le convenzioni per i diritti umani. Ma , purtroppo, i diritti umani valgono poco dinanzi alla tetra realtà della guerra.

Vale qui la pena ricordare quello che ci diceva Cesare Beccaria nel suo " Dei delitti e delle pene "( 1764) :  "Una crudeltà consacrata dall’uso nella maggior parte delle nazioni è la tortura del reo mentre si forma il processo, o per costringerlo a confessare un delitto, o per le contradizioni nelle quali incorre, o per la scoperta dei complici, o per non so quale metafisica ed incomprensibile purgazione d’infamia, o finalmente per altri delitti di cui potrebbe esser reo, ma dei quali non è accusato"

Beccaria ci ricorda anche che : " Qual è il fine politico delle pene? Il terrore degli altri uomini. Ma quale giudizio dovremo noi dare delle segrete e private carnificine, che la tirannia dell’uso esercita su i rei e sugl’innocenti? "

Spesso la Nazioni Unite dovrebbero ricordarsi che chi partica la tortura dovrebbe essere processato. Ma non avviene mai, data la scarsa organizzazione internazionale nel perseguire i responsabili che prontamente viene a galla dopo che emergono crimini come questi ( ricordiamo a riguardo quello che è successo nella prigione irachena di Abu Ghraib da parte dei militari americani mai puniti). Ma di luoghi come Khiam nel mondo ne restano ancora tanti, forse troppi ed ancora sconosciuti. Non dimentichiamolo mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

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