Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Il Truman Show delle parole del signor B

di Renato Nicolini

 

In questi giorni che si torna a parlare di Silvio Berlusconi dopo che si è visto rifiutare la candiatura alle elezioni europee a causa della sua condanna per frode fiscale in base alle legge Severino, ho ritrovato questo articolo scritto dal compianto Renato Nicolini relativo al periodo in cui l'ormai ex cavaliere veniva citato anche all' estero per il suo " Buonga Buonga". Un analisi intellettuale molto pregievole che merita di essere riletta.

 

“Il linguaggio è la realtà del pensiero”, diceva Galvano della Volpe o Ludwig Wittgenstein, non ricordo bene. Per questo, bisogna prendere molto sul serio i linguaggi di quelli che fingono di non prendersi sul serio, dai fools shakespeariani a Berlusconi. L’ha già detto qualcuno, il fenomeno Berlusconi è principalmente fenomeno culturale. Da Shakespeare a “Forza Gnocca”, sempre di cultura si tratta. Fino alla sua discesa in campo, cultura era generalmente identificata con formazione, qualità, impegno… Anche se qualche sociologo o antropologo richiamava (giustamente) la nostra attenzione sulle culture cosiddette “primitive”, o sulle culture dei punk, degli skinheads, della Curva Sud…    

Il Berlusconi prima della “discesa in campo” aveva sdoganato quelle forme di consumo culturale di cui un po’ ci si vergognava. La pubblicità, prima pudicamente rinchiusa tra un siparietto e l’altro di “Carosello”, conquistava il suo spazio – a decibel spiegati, rintronando improvvisamente negli appartamenti (eppure da parlamentare mi ricordo di aver votato una norma che avrebbe dovuto vietarlo) – nella tv commerciale, contagiando immediatamente la Rai. La forma più importante, la più pagata, la più desiderata dai registi, dello spettacolo italiano divenne così rapidamente la pubblicità. Federico Fellini lo ha descritto in “Ginger e Fred”, forse ricordando (ed abiurando) il suo malinconico spot per la pasta Barilla assurta a simbolo della nostalgia di casa. La nascita della tv commerciale merita ancora un’analisi critica che – dov’è necessario - sappia separare Carlo Freccero da Antonio Ricci…         
Qual è stato il Giovanni Battista di “Forza Gnocca!”? “Drive In”, con le sue ipermaggiorate? O “Colpo Grosso” (il programma per cui Romano è diventato Ministro dello Sviluppo…), in cui le maggiorate si spogliavano in base ai meccanismi delle slot machines ?    
E’ interessante notare che, nel Berlusconi maturo, nel Berlusconi “senza vergogna” successivo all’addio di Veronica, lo spettacolo diventa superfluo, di fronte ad una relazione con la realtà sempre più pornografica (dove si agisce direttamente sul corpo nudo), da cui progressivamente scompare prima la metafora, poi la mediazione, e infine il simbolico.         

A cosa poteva più servire “Il Bagaglino” (che infatti ha chiuso), quando si è svelato a tutti il mondo del Bunga Bunga? Il potente sempre voglioso (che nasconde nel ruolo dominante la sua paura di impotenza) cosa può di fronte alla realtà delle “cene serie” a Palazzo Grazioli e ad Arcore? Gli elementi della rappresentazione sono object trouvè, luoghi comuni dello spettacolo da trivio (i travestimenti da poliziotta, infermiera e suora… conferma la sindrome l’assenza della mamma e la fobia del travestito…).

Banalotti, perché non si può dare credito a Berlusconi di conoscere e praticare l’arte concettuale. Ma cosa dire dell’azione, delle file di giovani donne “fuori della porta”, otto su undici, di questa eterna erezione, non simbolizzata, chimicizzata, meccanizzata, capace di sconfiggere la prostata di cui pure parlò Vittorio Feltri? Qualcosa che va oltre il corpo scenico del Duce (Eros e Priapo di Gadda), macchina simbolica per ingravidare (“figli per la patria!”) tutte le donne d’Italia.

O lo stesso Supermaschio di Alfred Jarry, che apre l’ossessione-paura del Novecento maschile per la donna con la celebre frase: “l’amore è un atto senza importanza, perché si può fare all’infinito”. Ubu-sconi fuoriesce dal simbolico, intende agire direttamente sulla realtà. Non gli basta rappresentarsi come corpo scenico oggetto del desiderio di tutte le donne d’Italia, vuole praticare realmente la copulazione totale (c’è una barzelletta rivelatrice di quest’ossessione). Regredendo al Medioevo di Cecco Angiolieri, come fossimo ancora al Duecento, per sé, afferma, “torrei le donne giovani e leggiadre / e vecchie e laide lasserei altrui”.        

Bisogna essere animati da una straordinaria volgarità per distruggere il simbolico, per incarnare senza esitazioni né dubbi una cultura che si esprime per barzellette sconce e insulti sessuali. Faremmo però un errore a prendere questa coprolalia, questo bisogno irresistibile di dire le parolacce, come una regressione all’età infantile, o come un rincoglionimento senile. Berlusconi è sempre politico! Quando insulta Angela Merkel, lui non fa una gaffe, ma si esprime politicamente al massimo livello che gli è possibile.         

L’Italia che Berlusconi ha costruito in questo ventennio è un’Italia in cui non c’è più – essendo scomparso il simbolico – né progetto né desiderio. Sostituiti dal consumo e dall’arroganza del consumo, dall’etica della soddisfazione immediata, dal godimento ‘ndo cojo cojo utilizzando quello che c’è, dalle imbarcate di Lele Mora e Tarantini alla residenza un po’ coatta delle Olgettine. In questo mondo, lui è l’unico maschio desiderante e attivo, i viventi di sesso femminile l’oggetto, di sesso maschile i servi. Da questo Truman Show il signor B. tenta di cancellare con ogni mezzo comunisti e magistrati, stampa e cultura libere.

Fonte: www.ebdomadario.com

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