Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Supplica ai Lombardi

di Giuseppe Cassini*

 

In attesa del voto di Domenica, ricevo e pubblico una lettera dell' ambasciatore Giuseppe Cassini

Non è la prima volta che la Lombardia è chiamata a salvare il resto della penisola: accadde con S. Ambrogio ai tempi bui del collasso imperiale, poi con i Comuni coalizzati contro le pretese del Barbarossa, ancora nel ’48 con le Cinque Giornate, infine con la Resistenza e la resa dei fascisti a Milano.  Ora ci risiamo. Ho sentito il Card. Bagnasco, presidente della CEI, asserire: “La gente ormai non si fa più abbindolare”. Non è vero. Se esistono dieci milioni di italiani che almeno una volta in vita hanno fatto ricorso a veggenti e fattucchiere, ci saranno pure dieci milioni di elettori pronti a ricorrere nuovamente al Vanna Marchi della politica o ai leghisti che lo assistono nel gioco delle tre carte. 

Nessuno è riuscito finora – neppure gli espertissimi dell’Economist David Lane e Bill Emmott – a calcolare quanto hanno perso gli italiani a questo gioco d’azzardo. Certo centinaia di miliardi: tra liberalizzazioni mai attuate, condoni tombali e scudi fiscali graditi alla mafia, cordate “patriottiche” per resuscitare un’Alitalia defunta, ponti sullo Stretto inutili e irrealizzabili, doni del contribuente a Mediaset a danno della Rai e della Sipra, raddoppio del personale a Palazzo Chigi, auto blu e voli di Stato a cani e porci (fregandosene del decreto Prodi che lo vietava), esenzioni tributarie agli hotel ecclesiastici spacciati per opere pie, evasione dell’Iva da parte delle escort in servizio notturno ad Arcore. Infine, crollo di credibilità del Paese in tutte le classifiche internazionali, con effetti a cascata sull’export italiano e sugli investimenti esteri in Italia. 

Ora il Nostro – messo alle strette dal qualche giocatore che si sente derubato – ha promesso di restituire almeno l’IMU. Una furbata degna di Vanna Marchi: sarebbe infatti un ulteriore regalo ai contribuenti agiati, essendo quelli che l’anno scorso hanno versato di più.  Ma il Vanna Marchi da solo non avrebbe potuto combinare tutto ciò senza l’aiuto del Maestro do Nascimento con fazzoletto verde al collo. Ecco il “modello padano” offerto dalla Lega agli imprenditori: fallimento del Credieuronord, del Bingo padano, del villaggio-vacanze di Porto Rose, del San Raffaele, la Malpensa che tra un po' viene invasa dalla brughiera, affari con la ndrangheta, infiltrazioni della Piovra sicula, dilapidazione dei contributi elettorali per “familismo amorale”, creazione di Provincie parassitarie (fino al ridicolo di un quartiere periferico di Milano assurto a Provincia e a sede di Ministeri fantasma).

Ora che il vero Maestro do Nascimento se l’è data a gambe, resta in lizza Maroni a voler governare la Lombardia in nome di quella Lega, il cui Statuto recita:

Art. 1. La Lega Nord ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana. Manca però all’art. 2 la precisazione della moneta che – in nome della conquistata sovranità – verrà coniata nella Zecca di Milano: l’ambrogino visconteo? il tallero di Mariateresa? il marengo napoleonico?

L’imprenditoria del Nord è in crisi non tanto per la recessione mondiale quanto per cause interne: si è rinchiusa nel provincialismo dialettale invece di aprirsi al mondo come fanno Germania, Turchia, Brasile (che infatti veleggiano alla grande). Manca di cultura, di quella cultura di cui erano nutriti i Pirelli, i Falck, gli Olivetti. Ancora oggi non c'è un solo premio Nobel o regista o letterato italiano di fama (Rubbia, Montalcini, Fo, Eco, Camilleri, Benigni, Moretti, ecc.) che sia di destra. Anzi, Berlusconi è riuscito a trascinare dall’altra parte conservatori come Tabacci, Zanone, Ambrosoli e mezza magistratura.

Ecco una delle tragedie italiane: l'assenza di una Destra degna di quel nome. Eppure è la Destra Storica, da Cavour a Sella, che ha creato l'Italia moderna! Poi si è persa per strada ed è stata sostituita da Mussolini, Bossi e Berlusconi: i veri nemici del capitalismo liberale. Cavour e Sella si rivolterebbero nella tomba se sapessero che sotto i pochi provvedimenti liberali finora operativi ci sono le firme di Bassanini e Bersani.

In questa vigilia elettorale – gravida di conseguenze se i lombardi mancassero all’appello – c’è ancora chi tentenna e vorrebbe disertare le urne, nauseato dai politicanti che lui vorrebbe cacciare. Se lui diserterà le urne, saranno loro a trionfare ancora una volta.

 

 * ambasciatore

 

 

 

You are here Rassegna Stampa Supplica ai Lombardi