Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Siria , Libano, Egitto. Quando il futuro è un punto interrogativo

di Nicola Lofoco

 

La situazione riguardante la guerra civile  in Siria è sempre più preoccupante, sempre più grave ed il numero dei morti aumenta di giorno in giorno. E all’orizzonte non appare , al momento, alcuna soluzione alla mattanza di vite umane che sta insanguinando il paese. E la guerra continua, da una parte con il cosiddetto “ Esercito Libero Siriano” , composto da disertori dell'esercito siriano ma anche da alcune frange che in molti ritengono essere finanziate da Qatar ed Arabia Saudita per abbattere il “nemico” alawita che comanda la Siria da oltre 40 anni, e dall’ altra con  il regime di Bashar Assad, appoggiato da Russia ed Iran,  che continua nella sua opera di durissima repressione di chiunque gli si opponga.

 E in mezzo a tutto questo ci sono quotidianamente infiltrazioni di ogni genere. Da quelle fondamentaliste a quelle terroristiche, sino ad arrivare al banditismo puro. Tutto questo ha fatto in modo che la cosiddetta “primavera araba” per la Siria non è mai iniziata. Anzi, per l’ex protettorato francese possiamo ora parlare di “ inverno arabo”. Un inverno che ha fatto sprofondare la Siria nel terrore e nel profumo di morte che si può respirare in ogni angolo del paese. Il rischio maggiore per la Siria è ora un futuro di disgregazione. In tutto la regione mediorientale la spaccatura territoriale della Siria , che potrebbe avvenire a causa delle profonde divisioni confessionali che ha al suo interno, potrebbe avere un effetto destabilizzante su tutto il medio oriente. E non bisogna dimenticare anche il ruolo che anche in Libia , Tunisia ed Egitto hanno avuto i Salafiti ed i Fratelli Musulmani, espandendo l’integralismo islamico.  Lo stesso ruolo che potrebbero avere in Siria.  E qui è invitabile parlare del futuro del Libano, da sempre geopoliticamente legato ai destini di Damasco.  Anche in Libano la situazione non è affatto buona. E’ carica di tensione , dopo una serie di attentati che hanno insanguinato Beirut. In primavera si terranno nuove elezioni politiche, ma la difficile situazione politica resta invariata.Anche il paese dei cedri è stato da sempre diviso tra confessioni religiose, in particolare quella tra cristiano-maroniti e musulmani sciiti e sunniti. Il radicalismo islamico che è cresciuto negli ultimi 2 anni in tutto il mondo arabo ha provocato in Libano una forte reazione delle forze cristiane. Un vero e proprio “ estremismo cristiano”  che è anche diventato un forte punto di riferimento per forze esterne che hanno l’interesse nel destabilizzare tutto il Libano. Nell’ anno ormai trascorso tutta la nazione è stata sempre soggetta a problemi inerenti alla sicurezza, dovuti anche a sempre più frequenti scontri tra fazioni pro e contro il presidente siriano Assad presenti nel paese. Tutto questo rende il Libano un arcipelago di idee e confessioni, sempre più in contrasto tra loro, che rendono debole l’intero apparato dello Stato libanese. Uno Stato dove  diventa sempre più drammatica la situazione dei profughi palestinesi. Oltre 450.000 profughi che attendono un sempre più lontano ritorno nelle proprie case e nelle proprie terre.  Il 2012 è stato il trentesimo anniversario del massacro di Sabra e Chatila, ed è coinciso con la visita a Beirut di Papa Benedetto XVI . Per tutta la durata della visita , il pontefice non ha mai citato la strage di Sabra e Chatila. E di qualche parola che ricordasse il dramma dei palestinesi neanche a parlarne. Il tutto mentre proprio il campo di Chatila versa in condizioni sanitarie sempre più precarie e dove i bambini ti guardano al tuo arrivo con gli occhi di chi non vede per se alcun domani. E tutto questo continua a favorire le posizioni più oltranziste di chi non vuole riconoscere ai palestinesi alcun diritto. Recentemente è stata a loro anche negata la possibilità di avere un passaporto rilasciato dall’ Autorità Nazionale Palestinese. Un futuro incerto e pieno di ombre è anche quello che attende l’Egitto, un paese in cui la situazione politica interna è sempre in continua evoluzione ed aperta ad un conflitto continuo tra i sostenitori del presidente Morsi, esponente della fratellanza musulmana, ed i sui oppositori. Morsi sta cercando di guadagnare  tempo per concentrare  sempre più potere nelle proprie mani  . La nuovo Costituzione, da lui fortemente voluta e duramente contestata , è uno dei tasselli che compongono il suo piano. Un piano che ha comunque ricevuto il beneplacito degli  Stati Uniti. Cambiare tutto per non cambiare nulla nella terra delle piramidi? Staremo a vedere. In ogni caso, chi si aspettava un nuovo Egitto  dopo la stagione della “ primavera” resta per ora fermo ad aspettarlo. E  ancora per chissà quanto.

 

 

 

 

 

 

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