Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

La Palestina ed il suo futuro, la parola a Pino Nicotri

di Nicola Lofoco 

  

Con 138 voti a favore, 9 contrari e 41 astenuti, l’ Onu ha proclamato la Palestina come stato osservatore.  Questo non significa ancora essere stato membro della Nazioni Unite, ma certamente segna una pagina importante negli annali della storia mediorientale.  Un voto che avviene subito dopo i massicci bombardamenti avvenuti sulla striscia di Gaza effettuati dall’ esercito israeliano per tutto il mese di Novembre.   L’ennesimo attacco che ha provocato, come sempre, la morte di tanti civili innocenti compresi donne e bambini. Dopo  questa tragedia chi è apparso agli occhi dell’opinione pubblica internazionale come il vero vincitore è stato il presidente egiziani  Morsi, che con la sua mediazione ha fermato l’attacco su Gaza ed obbligato Israele a fermarsi. Su tutto questo e su cosa ne sarà del futuro della Palestina, abbiamo raccolto l’opinione del giornalista e scrittore Pino Nicotri:

Dopo l’ammissione della Palestina come membro osservatore dell’ Onu, crede che sia stato fatto un vero passo in avanti verso la costituzione di uno stato palestinese ?

Diciamo che è stato fatto un passetto. Però stando a quanto pubblicato dai giornali la Palestina non è stata accettata come “membro” dell’Onu, sia pure solo osservatore, ma come “Stato osservatore non membro”. Quindi ci troviamo comunque in un paradosso: l’Onu con la votazione del 29 novembre ha riconosciuto l’esistenza dello Stato palestinese, che Israele e Usa invece sono impegnati a non riconoscere e anzi a non farlo mai nascere. In questo senso il mandato elettorale al governo Netanyahu è chiaro, così com’è chiara la sua politica: mano libera ai coloni, vergognoso rottame della Storia tenuto in vita con cinismo inaudito; fare la guerra all’Iran e impedire a tutti i costi la nascita dello Stato palestinese. Da notare che tutto ciò significa continuare a sabotare la decisione presa dalla stessa Onu il 29 novembre 1947, grazie soprattutto agli Usa, di far nascere anche lo Stato palestinese oltre a quello israeliano. Inoltre bloccando oltre 400 milioni di dollari proprietà dell’ANP ( http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-confiscates-nis-460-million-in-palestinian-authority-tax-funds.premium-1.481888 ) è evidente che il governo israeliano vuole strangolare l’ANP a tutto favore di Hamas. Hamas che, non dimentichiamolo, a suo tempo è già stata finanziata dagli israeliani per indebolire Arafat, e questi sono i risultati. E’ la stessa strategia seguita dagli Usa con la creazione dei talebani e Bin Laden per andare addosso all’Unione Sovietica: questa è scomparsa, ma i talebani no…

Crede che questa decisione sia anche scaturita per attenuare i palestinesi ed anche tutto il mondo arabo nell’ eventualità di un attacco alla Siria?

La Siria non è la Libia. Un attacco non mascherato da rivolta popolare, come in effetti sta avvenendo, non è possibile, a meno di scenari che poi non si sa dove andrebbero a finire. Credo che con l’attuale “rivolta popolare”, in realtà organizzata e finanziata dall’Occidente e dai suoi lacchè delle monarchie del Golfo, sia stia testando il modello che si vorrebbe poi utilizzare contro l’Iran, che resta il bersaglio finale di tutte queste varie operazioni, compresa quella contro Gaza.
La “rivolta popolare” e la “rivolta delle minoranze” sono due dei 9 modelli di destabilizzazione dell’Iran, e quindi anche della Siria, studiati e proposti a Obama da un gruppo di 6 esperti Usa della Brookings Institution, think tank tra i più autorevoli: Kenneth Pollack, Daniel Byman, Martin Indyk, Suzanne Maloney, Michael O’Hanlon e Bruce Riedel. Non dimentichiamo che alla Casa Bianca di Bush figlio aveva carta bianca nella politica mediorientale, sfociata nell’invasione dell’Iraq con la scusa bugiarda che produceva bombe atomiche, Wolfowitz, che oltre ad essere cittadino Usa aveva anche la cittadinanza israeliana. E che i vari “teocon” dello staff di Bush figlio facevano parte dell’organizzazione “Prima Israele”. E’ evidente che non realizzassero quindi una politica di esclusivo interesse Usa, tant’è che alla fine è Wolfowitz stato spedito alla Banca Mondiale e gli altri ciarlatani teocon, degni di essere processati per crimini contro l’umanità, hanno dovuto sloggiare.

Dopo l’attacco di Israele su Gaza in tutta la striscia si è manifestato ed inneggiato al presidente egiziano Morsi, che è stato visto come colui che è riuscito a fermare gli attacchi israeliani. Quanto peserà secondo lei la politica egiziana di Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, sul futuro di Gaza e della Palestina?

Beh, è evidente che siamo riusciti, come Occidente, a deludere tutte le aspettative della “primavera araba” spingendole a diventare gli autunni se non gli inverni arabi. L’Occidente fa come Israele e viceversa: spinge gli “altri” verso l’estremismo religioso perché così è più facile incantare le proprie opinioni pubbliche e arrivare allo “scontro di civiltà”, che è la vera strategia occidentale, anche per posizionarsi meglio nei confronti del colosso Cina, ma che in realtà è uno scontro delle reciproche inciviltà. Hamas, che – non dimentichiamolo – è nata come costola proprio dei Fratelli Musulmani, in realtà non vuole uno Stato palestinese, mira infatti alla impossibile rinascita del califfato arabo, e questo è uno dei motivi per il quale anche il ministro degli Esteri di Israele, l’impresentabile Avigdor Lieberman che vuole “trasferire” all’estero tutti i palestinesi e gli arabi israeliani, 3-4 milioni di persone, a volte dice di preferire Hamas perché “è più pragmatica”. E’ possibile che Gaza alla fine finisca col far parte dell’Egitto, dato che i Fratelli Musulmani governano sia l’uno che l’altra, ma in questo caso Hamas sarebbe costretta a cessare il lancio boomerang dei qassam. In quanto allo Stato palestinese, basta dare un’occhiata alla carta geografica per capire che ormai è impossibile che nasca, come del resto si rendono conto in molti da tempo. L’unica prospettiva realistica, e in linea con il concetto occidentale di democrazia, è Israele Stato unico, per ebrei e non ebrei, con pari diritti e pari doveri per tutti anche se magari federato. Era il programma di sionisti come Judah Magnes e perfino di Jabotinsky nonostante questi fosse molto di destra, tanto da ammirare Mussolini. Purtroppo l’opzione dello Stato unico è stata uccisa dai terroristi sionisti, gli stessi che a suo tempo hanno ucciso l’inviato dell’Onu conte Volke Bernadotte perché “troppo vicino alla causa palestinese” e che con l’applicazione del “piano D” pronto da tempo hanno spazzato via dalle loro terre oltre 700 mila palestinesi, dando così origine alla tragedia ancora in corso e alla massa di palestinesi della diaspora. Sono oltre 420 i paesi e villaggi palestinesi vittime della “pulizia etnica” portata avanti fin dal ’47-’48 dai sionisti al governo. Tra quei villaggi figurano anche Sderot e Askelon, la cui popolazione fu deportata proprio a Gaza. Se non si conoscono questi fatti non si può capire perché da Gaza lancino i qassam proprio contro queste località diventate israeliane con la violenza. Quella dei razzi è una politica sciagurata, autolesionista, alla quale sono stati gli israeliani a fornire una base per così dire “giustificazionista”.

Solo 9 i paesi contrari al riconoscimento. Tra loro anche gli Usa, che confermano il loro fortissimo legame con Israele. In ogni caso, crede che prima o poi gli americani dovranno rivedere questo loro politica filo-israeliana, anche alla luce del nuovo annuncio di Netanyau di costruire nuove colonie?

Dipende dall’importanza che il petrolio mediorientale continuerà ad avere per gli Usa. La cancrena ormai sessantennale che inchioda palestinesi e israeliani dissanguandoli entrambi serve infatti all’Occidente come elemento destabilizzante di quell’area del mondo per ricavarne il petrolio, con il vantaggio di avere vari Paesi arabi clienti protetti dagli Usa, compresi i regimi indecenti e feudali dell’Arabia Saudita e del Qatar, in prima linea nell’organizzare e finanziare la “rivoluzione” libica e ora la “rivoluzione” siriana. Regimi dove la donna è trattata peggio di un oggetto e nei quali, si noti bene, vige come legge la famigerata Sharia , ma né gli Usa né l’Europa si sognano di “esportare la democrazia” a cannonate anche in quei Paesi. Anzi, soprattutto gli Usa vendono loro quantitativi enormi di armi, per cifre astronomiche. Per il Kuwait a suo tempo abbiamo fatto la prima guerra contro l’Iraq, quella voluta da Bush padre, promettendo all’opinione pubblica occidentale che avremmo portato la democrazia in quel piccolo Stato ricchissimo di petrolio. Come prevedibile, non se n’è fatto nulla, il Kuwait continua a essere proprietà privata del suo medioevale monarca.
Netanyahu rallenterà o farà finta di cancellare il programma delle nuove colonie, così da far vedere al mondo che lui è buono e ragionevole. La dipendenza degli Usa dalla politica israeliana ha fatto nascere il nome Usraele per indicare l’insieme dei due Paesi. Il mondo però è cambiato e cambierà ancora. Alla Cina, all’India, al Brasile e ad altri Paesi che non sono più del Terzo Mondo le contorsioni occidentali per i sensi di colpa nei confronti degli ebrei e l’opportunismo ipocrita che ne è nato appaiono ovviamente cose assolutamente incomprensibili. Impossibile ricattarli con sensi di colpa come quelli dell’Occidente cristiano. Alla lunga gli Usa dovranno fare i conti col fatto che non tutti possono essere infinocchiati o pagare colpe che non sono loro, ma nostre. Noi diciamo sempre e solo che “Israele ha diritto a difendersi”, loro però chiedono “ma chi difende i palestinesi dai continui furti di terra per favorire l’insopportabile anacronismo dei coloni”. Si tratta inoltre di Paesi ai quali il termine coloni suscita pessimi ricorsi, avendo assaggiato infatti per lungo tempo il nostro colonialismo. Per non parlare del fatto che Israele possiede un enorme arsenale nucleare, ben oltre le necessità della deterrenza, e che noi continuiamo a far finta di nulla zufolando. Il resto del mondo però non zufola…In Italia oggi pochi ricordano se non a chiacchiere la Resistenza. Tra 20-30 anni anche la Shoà sarà un ricordo, e del resto da un bel pezzo la Shoà dei 400-800 mila “zingari”, percentualmente forse più grave di quella degli ebrei, nessuno sa neppure che è esistita e tanto meno ne conosce i due nomi: Samudaripen e Porrajmos. “Usraele” dovrà perciò fare i conti con la maggiore difficoltà di ricattare moralmente l’Europa per trarne concreto vantaggio politico.Nessuno certo nega a Israele il suo diritto alla difesa. Ma l’unica difesa che la Storia mostra essere efficace è la pace: che si fa trattando proprio con avversari, antagonisti e nemici. Cioè con gli “altri”, con i “diversi” da noi. Nessuno nega a Israele il suo diritto a esistere, ci mancherebbe altro, e nutre sogni fuori dalla realtà chi si augura che possa sparire. Ma non possiamo negare il diritto a esistere anche agli “altri”. E’ anche comprensibile che Israele non voglia per i palestinesi lo stesso diritto al ritorno che ha preteso per sé e che è riconosciuto dal diritto internazione per tutti i popoli cacciati dalle proprie terre in tempi attuali e non biblici. Ma allora se l’Occidente fosse onesto metteremmo in piedi un piano Marshall per sistemare dignitosamente i palestinesi della diaspora. Magari facendo pressione sulla Giordania – altra strana monarchia cliente dell’Occidente – e aiutandola perché ne accolga il più possibile. Così gli estremisti israeliani la pianterebbero di ripetere da decenni che “lo Stato palestinese esiste già ed è la Giordania”.Certo, un tale piano Marshall per i palestinesi costerebbe cifre colossali, e con questi chiari di luna…. Ma le guerre che inevitabilmente continueranno a scoppiare se non si risolve decentemente il problema, e che possono finire anche con l’inghiottirci, costeranno molto ma molto di più. Già oggi costano cifre mostruose gli armamenti che si accumulano in Medio Oriente e dintorni

 

 

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