Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Polonia: dagli europei di calcio al ricordo di Jaruzelski

di Lorenzo Pompeo*

Il 13 dicembre è caduto il trentesimo anniversario della Proclamazione dello Stato di guerra in Polonia da parte del generale Jaruzelski, che mise fine alla breve stagione (sedici mesi) di Solidarnosc. La ricorrenza cade in un periodo particolare: a poche settimane dalle elezioni che hanno riconfermato il governo liberal-conservatore di Donald Tusk e nel semestre di presidenza polacco dell’Unione Europea e, anche per questo, è stato occasione di un acceso dibattito sul significato di quell’atto.   Mentre le tempeste finanziarie minacciano l’esistenza dell’Euro e una feroce crisi economica sta mettendo in ginocchio famiglie e interi gruppi sociali, gli indici dell’economia in Polonia sono, in controtendenza con molti Paesi europei, positivi. Il Pil cresce, la modernizzazione investe tutte le infrastrutture del Paese (autostrade, aeroporti e ferrovie). Il “miracolo polacco” è facilmente spiegabile alla luce di alcune circostanza positive: i finanziamenti dell’Unione Europea da una parte, ma anche la decisione di rimandare l’ingresso nell’area Euro al momento più opportuno e un mercato interno di dimensioni rilevanti. La ricorrenza del trentennale di quel tragico giorno proprio nel contesto attuale ha offerto non pochi spunti di riflessione: non è forse vero che, paradossalmente, l’invidiabile benessere attuale potrebbe essere considerata anche figlio di quella scelta? Tra l’altro forse può essere utile ricordare che furono proprio i post-comunisti dell’Unione della sinistra democratica i più convinti sostenitori e fautori, negli anni ’90, dell’ingresso della Polonia nella Nato e nell’Unione Europea.Dalla fine del regime comunista in Polonia ai giorni nostri si sono contati numerosi tentativi, promossi e fomentati da alcuni ambienti di destra, di istituire un processo contro Jaruzelski in relazione a quei fatti. Il generale, da parte sua, ha spiegato più volte, sulla stampa e ai giudici, la necessità di quella decisione. Molti interrogativi rimangono aperti ancora oggi, malgrado gli archivi segreti del Cremlino e del Kgb siano stati resi in gran parte pubblici. Esisteva il rischio concreto di una invasione sovietica? In tal caso cosa sarebbe successo? Fino a che punto sarebbe stato tollerato un sindacato indipendente in Polonia? Nessuno oggi è in grado di dare una risposta definitiva e categorica a queste domande e forse non lo sarà nemmeno in futuro. Ma si può ipotizzare con fondatezza che la scelta di reprimere in modo incruento il nascente sindacato indipendente polacco ha lasciato nella società polacca certamente un segno, ma non una cicatrice paragonabile a quelle lasciate dalle invasioni sovietiche dell’Ungheria nel ’56 e della Cecoslovacchia nel ’68.Paradossalmente, guardando i fatti del 13 dicembre del 1981 col senno di poi, in pratica è impossibile stabilire chi avesse ragione e chi torto. Senza dubbio chi ne trasse maggior vantaggio fu la Chiesa, che assunse un ruolo politico di primo piano, divenendo nello stesso tempo mediatrice e punto di riferimento politico e culturale imprescindibile di tutto il movimento di Solidarnosc. Tuttavia se allora non si giunse a uno scontro cruento, parte del merito è da attribuire alla Chiesa. Ma ecco che arriviamo a un nuovo paradosso: fu proprio la controversa scelta di Jaruzelski a porre la Chiesa, e il neoletto papa polacco, al centro della ribalta internazionale. L’affare Popieluszko, il sacerdote barbaramente ucciso da parte dei servizi segreti per il suo aperto appoggio a Solidarnosc, fu un caso isolato, oltre che un clamoroso errore da parte del Regime. Fu questo l’unico vero prezzo pagato dalla Chiesa? Poco? Molto?I fatti del 13 dicembre sono fonte di incessanti riflessioni, e non solo per gli storici. Ecco alcuni domande che sorgono spontanee: esiste una repressione “buona” o “giustificabile”? In nome di alcuni principi cosa è giusto sacrificare e cosa non lo è? Cosa è giusto fare in nome della libertà?Gli anniversari passano. Anche quelli infausti. Nessuno in Polonia “festeggia” il 13 dicembre. Quella di Jaruzelski fu una scelta della quale nessuno oggi vuole assumersi la paternità, ma che, a conti fatti, convenne a tutti, e alla Chiesa specialmente, che dovrebbe valutare la possibilità di beatificare, oltre che Karol Woytyla (lo dico, sia chiaro, sotto forma di scherzosa provocazione), anche il generale.

 

 

*Slavista, ha all'attivo una trentina di pubblicazioni, tra cui un dizionario italiano-ucraino, una raccolta di favole ucraine, oltre a numerosi studi sul vari aspetti di alcune culture slave dal XVI secolo ai giorni nostri.

da www.ebdomadario.com

You are here Rassegna Stampa Polonia: dagli europei di calcio al ricordo di Jaruzelski