Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Romanzo – e verità – di una strage: quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. E della perdita della nostra innocenza.Romanzo – e verità – di una strage: quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. E della perdita della nostra innocenza.

di Pino Nicotri

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Questo qui sopra è il link del file dell’intervista che mi ha fatto Radio Città Futura il 3 aprile riguardo le polemiche feroci nate dal film di Marco Tullio Giordana “Romanzo di una strage”.Il film è stato tratto dal libro “Il segreto di piazza Fontana”, scritto dal mio amico e collega Paolo Cucchiarelli, il quale sostiene che a piazza Fontana le bombe erano in realtà due. Una di scarsa potenza messa molto probabilmente dall’anarchico Pietro Valpreda, incolpato subito della strage a mo’ di capro espiatorio e uscito indenne di scena dopo qualche anno di galera grazie al sottoscritto e a Mario Scialoja de L’Espresso.   L’altra, di potenza devastante, messa da un provocatore prezzolato somigliante a Valpreda per poterlo incastrare, come in effetti avvenne. Per reazione a quella strage e al disegno autoritario che le stava dietro nacque il terrorismo di sinistra, dagli anni delle bombe fasciste e di Stato agli anni di piombo. Qualcuno – mi pare il sindaco di Milano Giuliano Pisapia – ha detto che il 12 dicembre 1969 noi italiani, e non solo quelli della nostra generazione, abbiamo perso la nostra innocenza. E’ vero. Prima che Cucchiarelli scrivesse il libro ho parlato con lui un paio di volte, raccontandogli le cose che mi sono tenuto dentro per decenni e alle quali ho accennato a volte nel nostro blog.Quando mi hanno intervistato non avevo ancora visto il film e non volevo vederlo: meglio guardare avanti che indietro. Per giunta, così in profondità…. Poi su consiglio di Scialoja tre giorni fa sono andato a vederlo. E oggi a Cucchiarelli ho scritto questa lettera:  

“Caro Paolo, il film non lo avevo ancora visto e non volevo vederlo. Poi Mario Scialoja m’ha chiesto un commento al suo blog dedicato proprio al film e alla strage, e m’ha detto che valeva la pena lo vedessi. Molto potenti, e per me emotivamente insostenibili, le scene delle manifestazioni di massa. Di forte impatto la scena dell’esplosione che si riversa sulla piazza. M’è venuta in mente la scena del film Vajont di Martinelli nella quale l’arrivo dell’onda che spazzerà via mille vite umane e qualche paese è preceduta dal vento spinto avanti in crescendo dall’acqua che avanza tutto travolgendo. Una scena che ferma il tempo. Ti inchioda al dolore. Ti inchioda al riviverlo…. Il vento in arrivo ti succhia via il fiato, ti svuota i polmoni, l’irrompere della massa d’acqua ti annega nei ricordi…Su Padova si poteva dire molto di più, e su argomenti robusti. Mi ha fatto ridere sentire Pietro Calogero parlare in italiano privo del suo lugubre e involuto accento calabrese. Ho rivissuto tutto, anche perché ricordo tutto e tutti perfettamente, e mi ha meravigliato quante cose mancavano. Il film poteva colpire più a fondo e più duramente. Sono stato male, davvero male, solo per alcune scene, poche per fortuna. Del film NON mi è piaciuta la figura di Calabresi, ho trovato molto strana la completa assenza di Andreotti e non credibili le scene degli interrogatori nella questura di Milano così a-storicamente prive di violenza. Suggestiva, ma assolutamente impossibile, la scena in cui Calabresi sente il tonfo del corpo di Pinelli sul cortile: una forzatura per palati grossolani.

Sofri? Non capisco perché gli rispondi, elevandolo a interlocutore. Prima si decida ad ammettere le sue responsabilità riguardo l’uccisione di Calabresi, piantandola con la barzelletta del “complotti” contro di lui e contro Lotta Continua. I complotti si fanno mirando a un obiettivo. Che cavolo di obiettivo ci poteva essere a “complottare” contro Sofri e altri rimasugli negli anni in cui è stato accusato di quell’omicidio? In ogni caso le sentenze andrebbero rispettate, e non solo quando condannano “gli altri”. E se vogliamo davvero voltar pagina, chi è in grado di riempirne gli spazi vuoti dovrebbe farlo. Vuoi ridere? Davanti a me, nel mio studio a casa mia, è appese alla libreria sulla mia destra un quadretto sobriamente incorniciato. Contiene la foto della famosa borsa che diedi a Scialoja perché la consegnasse il giorno dopo a Milano al magistrato Gerardo D’Ambrosio. Consegna che innescò il noto terremoto, che ha portato Valpreda fuori dal carcere e ha catapultato me nel giornalismo, nella vita che ho condotto e che conduco, a Milano da 32 anni e ogni tanto a passeggio in centro passando da piazza Fontana… "

P. S. Usciti dal cinema, ho voluto tornare a casa col tram. Numero 15. Dal capolinea di piazza Fontana. Ogni volta che passo per quella piazza guardo verso la banca e penso a come è strana la vita. Loro dalla bomba sono stati massacrati. Io invece sono stato scaraventato nel giornalismo, ho girato il mondo, ho vissuto amori, amicizie, ho avuto fortuna, ho avuto più di quanto meritassi e sono qui. Come posso sentirmi innocente?

da www.pinonicotri.it

 

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