Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

L’ iniziativa palestinese all' Onu e gli sforzi per una pace giusta in Medio Oriente

di Nicola Lofoco

“Palestina 2011”. No, non è il titolo di un film di fantascienza o dell’ultimo action movie americano. Il 2011 passerà alla storia come l’anno in cui il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha chiesto a gran voce, dinanzi all’intera platea delle Nazioni Unite, il riconoscimento dello Stato della Palestina. Ma, pur avendo il sostegno di alcuni Stati, come Argentina, Bolivia e Venezuela, la strada da percorrere è ancora lunga per il popolo guidato per tanti anni da Yasser Arafat. Uno dei grandi ostacoli al sogno palestinese è la posizione assunta dagli Stati Uniti, dove Obama ha dichiarato pubblicamente che nessuno Stato palestinese è possibile senza un accordo con Israele. Da pochi giorni è stato liberato dalle prigioni di Hamas a Gaza il caporale israeliano Gilad Shalit, catturato nel giugno 2006 da un commando palestinese in un combattimento sul confine tra Israele e la Striscia di Gaza. In cambio, Hamas ha ottenuto la liberazione di 477 prigionieri palestinesi. Che sia l’inizio di un dialogo tra il governo dello Stato ebraico e gli integralisti di Hamas? Su tutto questo abbiamo sentito l’opinione del dott. Yousef Salman, delegato della “Mezzaluna Rossa Palestinese” in Italia e responsabile nazionale del comitato italiano per il riconoscimento dello Stato palestinese:  

Dott. Salman, attualmente qual è la situazione internazionale sul riconoscimento della Palestina ?  
 
La situazione è molto discontinua. Per i palestinesi è comunque un risultato positivo. Si è tornato a parlare molto della Palestina, e si è finalmente riuscito a portare la causa palestinese nel cuore delle Nazioni Unite. Tutta la comunità internazionale ora ne parla, e questo è un bene. A noi dispiace molto per la presa di posizione degli Stati Uniti al Consiglio di sicurezza. Ci meravigliamo di Obama, che all’inizio sembrava essere davvero convinto di raggiungere l’opzione dei “due Stati per due popoli”, e invece abbiamo assistito ad una vera e propria retromarcia. Ora tutti i palestinesi vedono il vero volto degli Stati Uniti, che veramente non stanno giocando il ruolo neutrale di arbitro, ma sono completamente appiattiti sulle posizioni del governo israeliano nel negare i legittimi diritti del popolo palestinese. Noi speriamo di avere almeno i 2/3 dell’Assemblea generale dell’Onu dalla nostra parte. Questo ci consentirebbe di essere riconosciuti come Stato, anche se ancora non membro delle Nazioni Unite. In ogni caso avremo la possibilità di usufruire di tutte le strutture e dei vantaggi che l’Onu ci metterebbe a disposizione. Quello che spaventa di più Israele è la possibilità che noi palestinesi potremmo avere nel chiedere dei processi internazionali alla Corte europea di giustizia. Nel 2008 a Gaza sono morte oltre 1.400 persone per l’operazione militare israeliana “Piombo Fuso”. Per tutti quei morti nessuno ha pagato. Nessuna condanna per quei crimini. Il nostro obiettivo sarà quello di chiedere il processo per i responsabili di quella strage.
 
Dopo le rivoluzioni in Egitto, Tunisia e Libia, quale cambiamento ci potrà essere sul futuro della Palestina ?
 
Noi palestinesi aspettavamo questo cambiamento da molto tempo. Ci stavamo chiedendo perché nessuno si ribellasse nel mondo arabo ai regimi dispotici. Sembrava quasi impossibile far cambiare tutto l’assetto del mondo arabo. Quest’anno è arrivata la cosiddetta “ primavera araba”, che finalmente ha cambiato molte cose. In molti Paesi i dittatori erano i padroni assoluti non solo del territorio ma anche della vita di tutta la popolazione. Dopo oltre 30 o 40 anni le popolazioni non hanno più retto questa situazione, scatenando tutto quello che sappiamo in Libia, Egitto e Tunisia. Noi palestinesi abbiamo sempre dovuto comunque avere un rapporto con questi dittatori, sempre ostili alla causa palestinese, anche perché noi chiedevamo da sempre la costituzione di uno Stato laico e democratico in Palestina. Per questo ci hanno sempre combattuto, come successe in Giordania con la stage di “Settembre Nero” nel 1970. A differenza loro, però, i popoli arabi hanno sempre avuto nel cuore la causa palestinese. Noi siamo arabi e confidiamo nella solidarietà di tutte le altre popolazioni arabe.
 
E’ stato da poco liberato Gilat Shalit, soldato israeliano detenuto a Gaza dal 2006 in cambio della liberazione di 447 palestinesi. Cosa pensa di questo evento ?
 
Se fosse stato per me, Shalit non lo avrei mai arrestato ne tantomeno messo in prigione a Gaza. Sappiamo bene quante case hanno distrutto e quanta gente innocente è stata uccisa con la scusa di liberare Shalit. In ogni caso, questo scambio è comunque positivo per il ritorno di tantissimi palestinesi dalla carceri israeliane alle proprie case. Tutti ora parlano di Shalit, ma dimenticano che restano ancora più di 7.500 palestinesi prigionieri nelle carceri di Israele. Tra di loro anche Marwan Barghuti, un uomo che è sempre stato a favore del dialogo e della pace. Ma vi è sempre paura per la sua sicurezza e per la sua vita. Per noi la liberazione anche di un solo palestinese è comunque un evento positivo, che porta gioia e festa nelle case palestinesi. In ogni caso, non dimentichiamo che ancora oggi Gaza resta una prigione a cielo aperto, sotto un assedio ed un embargo disumano.
 
In molti sostengono che sarebbe meglio creare in Palestina uno Stato unico, sia per israeliani e palestinesi. Secondo lei è una strada praticabile?  
 
La cosi migliore sarebbe la costituzione di uno stato unico, laico ed indipendente per tutti. Al Fatah, fondato nel 1958 da Yasser Arafat, è nato con l’obiettivo strategico di creare uno Stato democratico e libero in Palestina, dove ebrei, cristiani e musulmani possano vivere in pace con uguali diritti ed uguali doveri. Purtroppo vi è ancora oggi chi non vuole la pace. Ma noi ci batteremo sempre per arrivare a costruirla in tutta la Palestina.
 
da www.medarabnews.com
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