Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Caso Moro: il nuovo inesistente mistero di Don Curioni

 

di Nicola Lofoco

Caso Moro: nuovo giallo. O meglio nuovo inesistente giallo ( come al solito). Questa volta ci tocca aprire una riflessione sull’ audizione in "commissione Moro" di don Fabio Fabbri, un prelato che era molto vicino nel 1978 a monsignor Casare Curioni, l’uomo che insieme al  Papa portò avanti l’iniziativa di racimolare 10 miliardi dell’ epoca per offrirli come riscatto alle Brigate Rosse in cambio della vita di Aldo Moro. Questa iniziativa della Santa Sede venne però rifiutata dai brigatisti, in quanto lo stesso Mario Moretti nella sua telefonata a Nora Moro specificava testualmente che " il problema è politico”. 

Il presidente della Dc non era stato rapito per ottenere del denaro, ma gli obiettivi che si erano preposti i brigatisti erano prettamente di tipo politico. Quale è la novità allora ? Fabbri , nella sua audizione tenuta lo scorso 4 febbraio, ha riferito che dopo il ritrovamento del cadavere in via Caetani di Aldo Moro lui e Curioni vennero in possesso di alcune fotografie della sua autopsia . Secondo Fabbri, quando Curioni vide una foto con  6 ferite che avevano colpito il muscolo cardiaco, affermò “ so chi lo ha ucciso”, e disse di aver riconosciuto a riguardo un presunto killer professionista che aveva avuto come allievo presso l’ Istituto Beccaria di Milano. Un super killer quindi ( nel caso Moro abbiamo perso il conto di quanti ve ne fossero) che firmava in questo modo le sue uccisioni. Su queste affermazioni è bene fare delle considerazioni, dato che non possiamo interrogare Curioni perchè deceduto nel 1996:

1)      Moro venne ucciso esattamente con 11 colpi e non con 6. Le ferite sul corpo furono in tutto 12 ,di cui 11 alla regione toracica sinistra  e una al pollice della mano sinistra;

 2)     Di quei 11 colpi, 10 furono esplosi da una Mitraglietta Vz Skorpion calibro 7,65 ed uno da una pistola Walther PPK modificata calibro 9. Davvero singolare che un super killer abbia bisogno di sparare due volte con due armi differenti per uccidere la sua vittima;

 3)     Le perizie hanno accertato che la mitraglietta Vz Skorpion era quella sequestrata il 29 maggio 1979 a Roma in viale Giulio Cesare durante l’arresto di Valerio Morucci ed Adriana Faranda. Anche qui, davvero singolare ed inverosimile , che un super killer non si porti con se la sua fidata arma (*). Tutti i sicari di professione tengono sempre con se la propria arma, non si capisce quindi perché questo misterioso killer l’avrebbe poi lasciata in mano alle Brigate Rosse. Stesso discorso per la Walther PPK, utilizzata dalle B. R. per l’uccisione dell’ avvocato Italo Schettini;

Attendiamo con ansia le prossime inesattezze sull’ intera vicenda. Forse potrebbero tornare di moda i sosia di Lucio Battisti, le musicassette di Gabriella Ferri o gli inviti a pranzo del colonnello Camillo Guglielmi(tu vedi quanto è stato fesso sto Guglielmi, ha avuto 13 anni di tempo per coprirsi le corna con una storiella ben confezionata ed ha raccontato la fesseria dell’ invito a pranzo…………)

 

(*) Prassi ampiamente consolidata tra i killer di professione

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