Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Chi era il misterioso " Edoardo De Filippo " di via Fani

di Nicola Lofoco

La data del 16 marzo 1978 è stata cruciale per tutta la storia della Repubblica italiana. Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, veniva rapito da un commando delle Brigate Rosse a Roma in via Mario Fani, mentre i suoi cinque agenti di scorta furono barbaramente assassinati. Moro continuerà il suo supplizio per altri 55 giorni restando prigioniero dell’organizzazione terroristica nel cosiddetto “carcere del popolo” in via Montalcini 8, in un quartiere periferico della capitale, sino ad arrivare alla sua esecuzione all’alba del 9 maggio.

Un dramma politico oltre che umano che ha segnato in modo indelebile la memoria di tutti gli italiani. In ogni caso, quello che è accaduto in via Fani è stato oggetto non solo di inchieste giudiziarie e di commissioni parlamentari, ma anche di nutrite ricostruzioni giornalistiche, libri ed anche film. In molti hanno spesso scritto e narrato dei cosiddetti “misteri di via Fani”, come se non stessimo parlando di un episodio tragico ma bensì della trama di un film giallo, più o meno colmo di chissà quali verità inenarrabili. 

Molte incomprensioni e malintesi sulla ricostruzione della dinamica dell’agguato di via Fani sono dovute alla testimonianza dell’ingegner Alessandro Marini, che si trovò in sella al suo ciclomotore proprio all’incrocio tra via Fani e via Stresa ed ebbe modo di assistere a quanto avvenne. Benché la sua testimonianza sia sempre stata lacunosa e contradditoria (normalissimo quando si assiste ad una scena cosi orrenda), è stata spesso presa molto in considerazione. Marini è per tutti il “supertestimone”, nonostante anche in una sentenza del processo d’appello venga ritenuto non credibile. Tra i tanti equivoci scaturiti dalla sua descrizione vi è quello della tanto discussa moto Honda, con due uomini a bordo, da cui sarebbe partita verso di lui una “sventagliata di mitra”. Marini racconta che, dei due, uno aveva il volto coperto, mentre l’altro era identico all’attore Eduardo De Filippo. I due sulla moto, in realtà, erano entrambi a volto scoperto come raccontano gli altri testimoni, e sono stati individuati successivamente nelle persone di Giuseppe Biancucci e Roberta Angelotti, appartenenti all’area dell’autonomia romana.

Allora come mai Marini ne ricorda uno a volto coperto ed uno somigliante al famoso attore napoletano? Guarda caso, poco prima del passaggio della moto, due persone erano a bordo di una Fiat 128 che la precede nella fuga. I due erano Alvaro Lojacono, che aveva il volto coperto, ad Alessio Casimirri, identico ad Edoardo De Filippo. Nella grande confusione che l’ingegnere compie nel ricordo di quello che ha visto quella maledetta mattina, ha certamente ricordato Casimirri e Lojacono a bordo della motocicletta su cui vi erano in realtà Biancucci ed Angelotti.

Fermo restando che vi è ancora oggi una commissione parlamentare di inchiesta che indaga sul caso Moro, tutti i dubbi di via Fani sono in realtà spiegabilissimi , come ho avuto modo di raccontare nella mia recente pubblicazione “Il caso Moro: misteri e segreti svelati”. L’agghiacciante ipotesi, che si è spesso fatta largo in questi anni, di un connubio tra Brigate Rosse ed agenti dei servizi segreti nella strage di via Fani è del tutto priva di fondamento. Ora non resta altro che attendere una conclusione seria, senza bugie di vario genere, sull’“Affaire Moro”.

(*) autore del libro “Il caso Moro: misteri e segreti svelati”

 

Fonte. www.infodem.it

 

You are here Rassegna Stampa Chi era il misterioso " Edoardo De Filippo " di via Fani