Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

L’intervista di Raffaele Fiore: tanto rumore per nulla

di Nicola Lofoco

Raffaele Fiore, ex appartenente alle Brigate Rosse che aveva fatto parte del commando che il 16 Marzo 1978 tese la sanguinosa imboscata all’onorevole Moro, ha recentemente rilasciato un intervista al settimanale “Oggi” dove ha raccontato alcuni fatti inerenti a quella tragica mattina. 

Ricordiamo che Raffaele Fiore ha fatto parte dei cosiddetti “ irriducibili” , cioè di quella parte di brigatisti duri e puri e che non hanno mai negato il proprio passato, senza pentirsi o dissociarsi dalle Brigate Rosse. Nell’ intervista viene evidenziata bene una sua frase: “In via Fani, noi Br non eravamo soli” ed aggiunge anche che vi erano “persone che non conoscevo e che erano altri a gestire”.

È chiarissimo che nel leggere queste parole chiunque crederebbe di avere delle nuovissime ed importantissime novità sulla ricostruzione dell’agguato di via Fani. Indubbiamente si rimetterebbero in pista le ipotesi che in via Fani vi fossero agenti appartenenti ai servizi segreti o alla criminalità organizzata.

Nel rileggere però con attenzione l’intervista vanno fatte alcune precise considerazioni per capire bene quelle che il brigatista barese ha detto. In alcuni punti dell’intervista conferma chiaramente alcuni fatti importanti della verità già confessata in passato dai brigatisti, e cioè che non è mai esistito il misterioso “super killer“ che esplode 49 colpi e che non vi erano stranieri nel commando ma solo italiani. Aggiunge poi altri particolari già ampiamenti chiariti, sul perché si travestirono da steward dell’ Alitalia e sul perché venne scelto come obiettivo Aldo Moro e non Giulio Andreotti.

Fiore conclude l’intervista nel dire di aver anche scritto in forma privata ai familiari delle vittime di via Fani. A questo punto dobbiamo chiederci: chi erano queste persone presenti in vai Fani che Raffaele Fiore non dice di non conoscere? Rileggendo bene il pezzo la frase “c’ erano persone che non conoscevo e che erano altri a gestire“ è seguita dalla frase “I due superkiller in moto? Non erano dei nostri”.

Appare evidente quindi che Fiore faccia riferimento alle due persone che erano a bordo di una moto Honda vista in via Fani quella mattina da alcuni testimoni. Due persone che, in effetti, Raffaele Fiore non conosceva. I nomi delle due persone a bordo della moto sono arcinoti da tempo: Giuseppe Biancucci e Roberta Angelotti, appartenenti all’autonomia romana che quella mattina si erano fermati su via Fani perché conoscevano solo due appartenenti al gruppo di fuoco: Morucci e Casimirri. 


Successivamente su un intervista rilasciata a Insorgenze ha precisato che quando faceva riferimento alle “persone che non conosceva” si riferiva ad Alvaro Loiacono ed Alessio Casimirri, che ricordiamo erano due irregolari della colonna romana sconosciuti allo stesso Raffaele Fiore. Nessun riferimento di Fiore, quindi, a ipotetiche persone esterne alle Brigate Rosse presenti in via Fani la mattina del 16 Marzo. È stato quindi solo l’ennesimo equivoco nella ricostruzione dei fatti di quella maledetta mattina. Nulla di più.

 

 

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