Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

La sconfitta di Beppe Grillo

di Nicola Lofoco

"Ho un Grillo per la testa” . Cosi recita uno degli slogan più popolari del comico genovese Beppe Grillo, leader e fondatore del Movimento Cinque Stelle. Ma i deputati e gli elettori del movimento in questi giorni hanno certamente ben altro “per la testa”, data la batosta ricevuta alle elezioni europee con la perdita dei oltre 3.000.000 di voti ed un distacco di 18 punti percentuali dal Pd di Matteo Renzi. 

Chi aveva profetizzato una nuova grande affermazione elettorale del M5S superiore a quella delle elezioni del 2013 ha dovuto ricredersi e tornare con i piedi per terra. E ricordiamo di essere in Italia, un paese dove spesso e troppe volte quando si incassa una sconfitta elettorale si invocano rese dei conti ed autocritiche di vario genere.  

Questa volta a farne le spesse è Beppe Grillo, accusato di aver commesso tanti errori. Uno dei tanti che gli viene addebitato è stato quello di essere stato un leader troppo “ accentratore”: Beppe Grillo avrebbe personalizzato in modo esagerato la campagna elettorale, non lasciando spazio alla visibilità dei candidati. Una motivazione sensata, se si si tiene anche conto del fatto che rispetto alle elezioni politiche dell’ anno scorso alle elezioni europee bisognava indicare delle preferenze.

Accanto a questo le analisi sul tracollo dei grillini sono le più disparate: l’aver sottovalutato l’avversario, il forte astensionismo e la mancanza di una vera e concreta proposta politica. Tutte motivazioni che sono plausibili, anche se andrebbero approfondite e analizzate con attenzione per eseguire una corretta analisi politologica. In ogni caso, credo sia corretto mettere in evidenza un altro fattore, su cui in molti si sono soffermati pochissimo ma che penso sia stato se non determinante quanto molto pensante nella sconfitta di Beppe Grillo e del suo movimento.

Il M5Stelle, sin dalla sua prima apparizione sulle schede elettorali, ha fatto dell’ostilità e della totale avversione ai partiti una delle sue più importanti bandiere. Per il M5Stelle i partiti sono i responsabili della crisi economica e sociale, infetti da corruzione e lobby affaristiche che stanno distruggendo il paese. Meglio compiere una vera e propria distruzione dei partiti e del loro sistema per poter restituire credibilità alla politica. Per questo i deputati grillini amano farsi chiamare “cittadini” e non “ onorevoli”. L’argomento della questione morale è ancora oggi molto cara ad una vasta area dell’elettorato italiano, e Beppe Grillo è riuscito ad incanalarlo in modo molto astuto nel 2013, dopo che in passato avevano cercato di rappresentarlo come valore fondatore altri movimenti come l’Italia dei Valori o, se guardiamo al passato più recente, il movimento dei “Girotondi per la democrazia” del regista Nanni Moretti.

La “ Questione morale” è anche tanto cara agli elettori di sinistra, soprattutto gli ex Pci che ritrovavano in essa uno dei valori del compianto Enrico Berlinguer. Ex elettori comunisti che, in molti, nel Febbraio 2013 si erano convinti che Beppe Grillo e il suo movimento potessero rappresentare in toto, non solo la moralità della politica, ma anche le istanze che tradizionalmente erano della sinistra italiana. E qui vi è il primo grosso problema che il M5Stelle ha avuto e non ha ancora risolto: definire il proprio orientamento politico.

Nel 2013 tutte le statistiche ed i sondaggi vari avevano messo in chiaro il fatto che in consenso al M5Stelle era trasversale. I pentastellati erano stati votati da una platea di elettori che provenivano un po’ da tutte le parti. Elettori scontenti sia di destra, centro e sinistra che avevano visto in Beppe Grillo e i suoi candidati il nuovo che avanzava. Il nuovo che inesorabilmente era destinato a seppellire la vecchia e corrotta politica. La trasversalità del consenso al M5Stelle aveva indotto il suo leader a definire il suo movimento come dei “cittadini”, privo di ogni riferimento politico culturale preciso. Ma quando si decide di organizzare un partito politico (e il M5Stelle lo è in tutte le sue ramificazioni) è normale e lapalissiano il dover definire la propria identità. Non è mai esistito, e non esiterà mai, Il “ partito dei cittadini” senza un preciso orientamento politico.

In realtà negli ultimi mesi è emersa con chiarezza la natura politica del M5Stelle: i toni sempre più sprezzanti contro i giornalisti che non li possono criticare, le posizioni contro gli immigrati e isindacati hanno fatto eco all’ormai famosa frase di Beppe Grillo “Io sono oltre Hitler”. A questo si aggiunge il fatto che viene data come sempre più probabile l’alleanza nel parlamento europeo dei pentastellati col l’Ukip di Nigel Farage, il partito vincitore delle elezioni europee in Inghilterra.

Forse per Grillo, Casaleggio e compagnia bella è arrivato il momento di buttare giù la maschera e di dire apertamente che il loro movimento è molto vicino alle posizioni di estrema destra. Ma tutto questo lo hanno ben capito tutti gli elettori di sinistra che avevano votato M5Stelle nel 2013 e che ora hanno deciso non votarlo più. “ Vinciamo noi” è stato lo slogan di Beppe Grillo. Bisogna ricordare lui che fine ha fatto in passato Benito Mussolini con il suo “ Vincere e vinceremo”.

 

 

 

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