Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Marwan, i profughi siriani e il Libano

di Nicola Lofoco

 

Fino a poche settimane fa imperversava su tutti i social network e i giornali on line la foto del piccolo Marwan, un bambino siriano fotografato con una busta in mano mentre attraversava il deserto per sfuggire alla guerra civile siriana e rifugiarsi in Giordania. La sua foto ha fatto il giro del web perché Marwan appariva da solo mentre veniva accolto ed aiutato da uomini delle Nazioni Unite.

E subito Marwan è diventato mediaticamente “ un piccolo eroe” capace di sfidare con le sue poche forze ed il suo piccolo corpo l’intero deserto per sfuggire alla carneficina che si sta consumando da tre anni nell’ ex protettorato francese.Ma si è trattata in parte di una montatura e della solita bassa speculazione che viene fatta sulla disgrazia di una guerra sanguinaria. Marwan ha davvero attraversato il deserto, ma non da solo.  Degli altri scatti hanno dimostrato che il piccolo era in compagnia di un grosso gruppo di profughi siriani. Questo episodio non deve, in ogni caso, farci dimenticare il dramma che stanno subendo tutti i siriani per una guerra civile infame che dal 2011 ha provocato oltre centomila morti. I dati forniti dalla Nazioni Unite parlano chiaro.Dall’ inizio della guerra ci sono stati in totale 2.372.000 siriani che sono stati costretti a lasciare le proprie case e le proprie terre.

Di questi 576.650 si sono rifugiati in Giordania, 565.400 in Turchia, 210.000 in Iraq, 131.700 in Egitto. Ma uno dei dati più preoccupanti e su cui non si può più fa finta di nulla sono quelli provenienti dal Libano, dove ci sono 864.000 siriani. Il paese dei cedri rischia letteralmente di esplodere demograficamente sotto tutti i punti di vista. Il Libano è paese che accoglie oltre 400.000 profughi palestinesi, insieme a circa 50.000 iracheni. Se a queste cifre si aggiunge il numero sempre più crescente di siriani, rischia di diventare una polveriera.

Tutta la nazione sta vivendo una momento difficilissimo, di altissima tensione politica e sociale. Le ripercussione di quanto accade in Siria sono inevitabili in un paese da sempre geopoliticamente legato a Damasco e ai suoi destini. Attentati e scontri armati sono all’ordine del giorno e si sviluppano in una spirale di violenza sempre più profonda e pericolosa. Tutto questo ha provocato delle condizioni economiche molto critiche , che non danno la possibilità di fornite l’adeguata assistenza al sempre maggiore numero crescente di profughi siriani.

Le organizzazioni umanitarie non governative fanno ogni giorno quello che possono, ma il problema diventa ogni giorno sempre più drammatico. Le Nazioni Unite aiutano economicamente i profughi registrati, di cui anche l’Italia è tra i primi finanziatori. Ma tutto questo non basta. Per le strade di Beirut si vedono sempre più siriani, tra cui molti bambini, a mendicare. Alcuni, se possono, trovano qualche lavoro a nero per sbarcare il lunario. In tanti sono stati accolti nei campi profughi palestinesi, già di per sé molto precari e pieni di problemi di orni genere. Contenerne il flusso dalla Siria è impossibile.

Da Agosto 2013 il governo libanese ha iniziato a non rilasciare più permessi temporanei di soggiorno per i siriani, ma nonostante questo il numero delle persone che cercano soltanto di salvarsi la vita e di avere un futuro migliore non si ferma. Se il paese de cedri non verrà aiutato e, soprattutto, sino a quando il conflitto in Siria non si fermerà, vi saranno tanti piccoli bambini come Marwan dirigersi verso le terre libanesi. E certamente non saranno da soli, ma sempre insieme a un numero sempre più crescente di uomini e donne in cerca di una nuova speranza.

 

 

 

 

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