Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

" Tu quoque Angelino, fili mi"

di Nicola Lofoco

“ Tu quoque, Brute fili mi”. Questa frase in latino ricorda senza ombra di dubbio a tutti gli appassionati di storia la tragica fine del dittatore di Roma Giulio Cesare, avvenuta il 15 Marzo 44 a.c. al teatro di Pompeo. Cesare pronuncia quella frase quando si rende conto di essere stato pugnalato dal suo figlio adottivo, il generale Decimo Bruto Albino. Un omicidio politico appartenente ad una delle congiure più importanti della storia di Roma.  E’ questo un celebre episodio che ci fa capire bene quanto sia utile la storia per comprendere bene non solo il nostro passato ma anche il nostro presente. Spesso quando si svolge attività politica è necessario fare molta attenzione ai tiri mancini delle persone giudicate le più fidate. Di questo ne sa certamente qualcosa l’ex senatore Silvio Berlusconi.   

E si, ormai da definire proprio “ex”. Perché dal 27 Novembre scorso il Senato ha decretato la sua decadenza dalla sua carica istituzionale, a conseguenza della sua condanna via definitiva per frode fiscale inflitta dalla Corte di Cassazione. E ne sa qualcosa perché pochi giorni prima della sua decadenza, esattamente il 15 Novembre, quello che veniva considerato il suo delfino, Angelino Alfano, ha abbandonato Silvio Berlusconi per dare vita al “ Nuovo centrodestra”. E subito sono piovute sull’ ex guardasigilli le accuse di essere il più ignobile dei traditori da parte dei peones di Forza Italia. In molti lo hanno anche minacciato, ricordando lui la “fine che ha fatto Gianfranco Fini”. A tutti loro sarebbe bene ricordare che Gianfranco Fini , prima di approdare al Pdl, era stato per anni il leader incontrastato di un altro partito, Alleanza Nazionale.

E che la sua scelta di creare una frattura politica con Berlusconi derivava proprio da questo: difficilmente chi aveva comandato un partito per quasi 20 anni poteva accettare supinamente di obbedire in tutto e per tutto a Silvio Berlusconi. Fini commise poi l’errore di tentare di rifondare il modo rocambolesco un partito ormai defunto, dandogli il nome di “ Futuro e Liberta’ “ , senza comprendere che ormai aveva venduto cara la pelle a Berlusconi. Questo scenario è completamente diverso da quello di oggi. La scissione nella casa politica di Berlusconi proviene dalle sue stesse viscere. A fianco di Alfano sono presenti personaggi considerati sino a poco tempo fa degli autentici pasdaran di Silvio Berlusconi, vedi Fabrizio Cicchitto o Renato Schifani. E’ il segno inequivocabile che in Forza Italia ( ex Pdl) in molti hanno iniziato a mettere in dubbio il potere assoluto del fondatore del Biscione. E se si tiene conto non solo dell’ età ormai avanzata di Berlusconi ( 77 anni suonati) ma anche del fatto che potrebbe arrivare per lui a breve un’altra condanna in via definitiva per corruzione in atti giudiziari e per prostituzione minorile nel cosiddetto “ processo Ruby” appare evidente il momento di grande difficoltà che sta attraversando l’ ex presidente del consiglio.

Bisogna però evidenziare come per tantissime volte nella storia d’ Italia degli ultimi 20 anni Silvio Berlusconi è stato dato per finito o spacciato e subito dopo è riapparso sulla scena politica più forte di prima. Se sarà ancora questo il futuro del cavaliere non lo sappiamo. Per ora possiamo solo essere certi che il colpo basso di Alfano non lo ha lasciato indifferente. “ Tu Angelino fili mi”, direbbe Silvio ad Angelino. Per ora può comunque stare tranquillo con il paragone con Cesare. Lui rimase ucciso da quel colpo, lui ancora no.

 

 

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