Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Kosovo: Hashim Taci e Slobodan Milosevic, due pesi e due misure?

di Nicola Lofoco 

 

Sono passati ormai quasi 6 anni da quel 21 Febbraio 2008 , data in cui l’Italia decideva di riconoscere il Kosovo come stato indipendente. Un riconoscimento politico in piena regola, come l’apertura di relazioni diplomatiche e delle rispettive ambasciate nei due paesi. Quel riconoscimento fù duramente criticato dalla Serbia che da sempre rivendica il Kosovo come legittimo territorio serbo.

Non mancarono le critiche dell’ allora presidente serbo Boris Tadic (“La Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo”) come anche quelle dell’allora premier Vojislav Kostunica (“Il Kosovo è uno stato fantoccio della Nato”).

In ogni caso è lapalissiano ricordare che il riconoscimento dell’ indipendenza del Kosovo giungeva dopo l’intervento militare della Nato del 1999, anno in cui la Serbia venne duramente colpita dai bombardamenti della Nato perché accusata di compiere atti di crimini di guerra e di “pulizia etnica” nella regione a maggioranza albanese. Il tutto portò poi l’ ex presidente serbo Slobodan Milosevic ad essere incriminato e processato al tribunale internazionale dell’Aja. Un Milosevic, definito spesso “il macellaio dei Balcani”, non degno di pietà neanche davanti alla sua morte, avvenuta l’11 Febbraio 2006.

In ogni caso, la questione kosovara ha letteralmente spaccato in due come una mela la diplomazia internazionale. Favorevoli alla sua indipendenza erano non solo l’Italia ma anche i paesi che avevano fortemente voluto l’attacco alla Serbia come gli Usa e soprattutto la Gran Bretagna. Ma anche tanti quelli che hanno negato e negano ancora al governo di Pristina la propria legittimità, come la Spagna e la Russia. Sarebbe davvero molto lungo e impegnativo il tempo che potremmo impiegare per capire le ragioni degli uni e degli altri, se è legittima questa indipendenza oppure no. Ma su una questione è bene riflettere , soprattutto in un momento come questo in cui la questione dei crimini di guerra e dei possibili interventi armati della Nato sta tornando in primo piano sulle pagine della cronaca internazionale.

Il leader indiscusso del Kosovo nel 2008 era il premier Hashim Thaci, esponente del partito democratico del Kosovo dopo essere stato per anni a capo dell’UCK, la milizia kosovara che combatteva contro le truppe di Belgrado. Se la sua storia fosse solo questa apparirebbe come quella di un meritorio e decoroso patriota. Peccato che in molti, soprattutto da quelli che hanno deciso di riconoscerlo come legittimo presidente del nuovo stato, si siano dimenticati che Hashim Thaci fosse un criminale duro e puro. Thacivanta un curriculum criminale di tutto rispetto. Si va dal controllo del traffico di eroina e cocaina con la quale finanziava l’UCK al contrabbando di armi. Dallo sfruttamento della prostituzione sino al traffico di organi umani, accusa che gli è arrivata direttamente da una commissione di inchiesta del consiglio d’Europa. Senza poi aggiungere le innumerevoli accuse contro il suo Partito Democratico del Kosovo, accusato di intimidire con atti di violenza e minacce gli oppositori.

Insomma vi è quanto basta perché anche perchè Thaci venisse chiesto l’arresto da un tribunale penale internazionale. In molti invece, compresa l’Italia, hanno chiuso gli occhi davanti a tutto questo trattando Thaci come un perfetto gentiluomo a capo di uno stato sovrano. Su internet è molto facile trovare una foto che ritrae l’ex presidente americano Bush mentre stringe la mano a Thaci in un incontro alla Casa Bianca, come si fà con i veri capi di stato. A questo punto una domanda nasce spontanea: ma l’occidente (compresa l’Italia) non condanna e persegue i criminali di guerra? In teoria si. E ne sanno qualcosa “tiranni” come Milosevico Saddam Hussein. In pratica no. Potremmo andare a scavare nel recente passato della storia contemporanea, vedi i casi di Pinochet e Papadopulos, che non hanno mai pagato per le proprie nefandezze. O arrivare ai giorni nostri.

Recentemente il regista Emir Kusturica, vincitore della Palma d’oro al festival di Cannes, ha annunciato la produzione di un film che racconta del traffico d’organi in Kosovo, organizzato da Thaci e dall’UCK nei giorni della guerra. Non sappiamo se vedremo questo film oppure no. Quello che sappiamo di certo che i criminali di guerra a volte pagano il proprio conto con la giustizia e a volte no. Dipende dagli amici che hanno.

 

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