Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Caso Orlandi: 30 anni dopo Nicotri fa il punto

di Nicola Lofoco

Sono passati ben 30 anni da quel 22 Giugno 1983, giorno in cui la quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi scomparve nel nulla, aprendo uno dei capitoli più oscuri della storia della cronaca nera italiana. Da quel giorno si sono fatte una valanga di ipotesi su quello che può essere davvero successo ad Emanuela. Su tutta la sua dolorosa vicenda fanno sempre notizia gli “scoop” (o presunti tali) della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”. 

Ricordiamo, in merito, le innumerevoli discussioni fatte in trasmissione sulla tomba del boss della banda della Magliana Renato De Pedis in Sant’ Apollinare a Roma. Un tomba che, secondo alcune ipotesi, nascondeva al suo interno anche il cadavere di Emanuela. Ipotesi risultate successivamente prive di fondamento, in quanto la tomba di De Pedis è stata aperta e controllata nel Maggio 2012. Insieme alla sua salma, ben mantenuta, sono state ritrovate ossa risalenti al '700 e nulla più.   

Quest’anno, invece, sempre tramite “Chi l’ha visto ?”, si è fatto sentire Marco Fassoni Accetti, un artista che si è preso tutte le responsabilità della scomparsa dell’adolescente vaticana. E come prova delle sue dichiarazioni ha fatto recapitare alla trasmissione condotta da Federica Sciarelli un flauto , avvolto con fogli di giornale risalenti al 1985, etichettandolo come il flauto di Emanuela Orlandi.

Siamo vicini alla verità o all’ennesima fandonia sulla vicenda della Orlandi?

Pino Nicotri, giornalista e scrittore, che da anni si occupa della storia di Emanuela, ha le idee molto chiare su Fassoni Accetti: “Penso che per Chi l'ha visto? sia una vera manna. Che permette di far dimenticare il miserabile tormentone durato sette anni sulla tomba di De Pedis e dintorni per sostituirlo con un altro tormentone. Che naturalmente esplode alla vigilia della ricorrenza della scomparsa di Emanuela e dell'estate, quando il vuoto di notizie dovuto alle vacanza necessita di un buon Viagra. In un Paese civile certe cose non accadono, tanto meno l'incivile sventramento del vecchio cimitero sotterraneo della basilica di S. Apollinare e la lapidazione di chi capita, compreso don Piero Vergari. Evidentemente Pietro Orlandi e Chi l'ha visto? hanno la licenza di uccidere moralmente chi fa loro comodo. Però molto stranamente i rapporti di Pietro Orlandi con Fassoni Accetti sono cordiali”.

Recentemente Accetti, che afferma di aver collaborato con i servizi segreti e con il boss della banda della Magliana Renato de Pedis, sostiene che vi sia stata anche una donna, ancora misteriosa, nella gestione del rapimento della Orlandi. Cosa ne pensa?

“Accetti è come Dio: se non ci fosse andrebbe inventato. Serve egregiamente a rimasticare gli avanzi rimasti in tavola delle vecchie scorpacciate di balle colossali, da quelle di Lupo Luigi Gastrini, anche lui ovviamente 'ex agente segreto', a quelle di Sabrina Minardi, di Maurizio Giorgetti e altri affabulatori immancabilmente promossi dal solito Corriere della Sera al rango di 'supertestimoni'. Siamo al malgiornalismo che affianca la malapolitica, la malagiustizia, ecc.. Accetti può dire quello che vuole, ma resta il fatto insormontabile che nulla ha mai dimostrato che Emanuela sia stata rapita; i 'rapitori', compresi lo stesso Accetti, la Stasi e ovviamente la Spectre planetaria, NON hanno mai saputo esibire neppure l'ombra di uno straccio di prova di avere in mano Emanuela. Del resto che non sia stata rapita me lo ha confermato lo stesso avvocato degli Orlandi, Gennaro Egidio, in conversazioni da me registrate e consegnate ai magistrati”.

Durante la puntata del 3 aprile scorso della trasmissione Chi l’ha visto è stato mostrato un flauto attribuito ad Emanuela Orlandi e fatto recapitare da Fassoni Accetti. Sul questo flauto non vi sono tracce di dna e non vi è la certezza che fosse davvero di Emanuela Orlandi. Cosa pensa di tutto questo?

“Ripeto: che per Chi l'ha visto? e la sua bella compagnia di giro sia una manna. Un bell’aiutino, come si dice in gergo. Per reggere la bufala del piffero del 3 aprile a Chi l'ha visto?, il 10 e 17 aprile non hanno esitato a mandare in onda la miserabile balla secondo la quale a tutto il 22 giugno 1983, giorno della scomparsa di Emanuela, l'insegnate di flauto di Emanuela era il maestro Jures Lello Balboni, in realtà già morto da 7 mesi e mai stato insegnante di Emanuela. La cosa grave è che Pietro e Natalina Orlandi, presenti, in studio, hanno avvalorato questa orribile frottola. Sarebbe ora di cominciare a chiedere conto del perché di questo florilegio di balle a far data dalla famosa telefonata anonima del 2005 che 'rivelava' una cosa vecchia come il cucco e già chiarita dalla magistratura romana negli anni '95-'97 qual era la faccenda della sepoltura di De Pedis in S. Apollinare”.

Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo ha recentemente dichiarato: “Emanuela Orlandi è morta, ma il caso della sua scomparsa potrebbe risolversi. Finora ci sono state molte false piste e molti depistaggi”. Crede che su tutta la vicenda di Emanuela Orlandi siamo davvero vicini alla verità o dobbiamo aspettare ancora molto per conoscerla?

“La verità era a portata di mano degli inquirenti fin dai primi giorni, quando seguivano la pista classica in questi casi, cioè dello stupro concluso tragicamente da parte di un amico di famiglia o vicino di casa. Tant'è che si occupava del caso la Squadra Omicidi. Ma quelle indagini sono state bloccate e gettate a mare, sostituite dalla stralunata e immotivata pista del 'rapimento politico' dopo che papa Wojtyla per primo il 3 luglio ventilò pubblicamente l'ipotesi del sequestro. Gli Orlandi denigrano qualunque ipotesi o indizio che non sia il 'rapimento', politico o malavitoso, ma sempre rapimento compiuto 'per ricattare il papa'. Per loro Emanuela è una 'martire della Chiesa', non un caso giudiziario e di cronaca nera come le altre centinaia o migliaia di casi simili, da risolvere accettando la verità quale essa sia, anche molto più amara del previsto. Così facendo, più che un aiuto alle indagini, di fatto sono di ostacolo, sia pure in buona fede. L'attivismo di Pietro, scatenatosi da quando è andato in pensione anticipata dalla banca IOR, non ha portato ad altro se non a ulteriore confusione. Se Sarah Scazzi fosse vissuta in Vaticano oggi della sua fine non si saprebbe nulla. Sua cugina Sabrina Misseri anziché stare in galera avrebbe fatto passare la frottola del rapimento, ovviamente per ricattare il papa. Emanuela è morta. Ed è morta già la sera del 22 giugno 1983: che altro si può pensare infatti di una ragazzina scomparsa nel nulla senza mai più farsi viva con nessuno, neppure con i genitori? Troppa gente però preferisce sognare, delirare e inventare. È la dura legge dello spettacolo. Purtroppo si spaccia lo spettacolo per informazione, giornalismo, giustizia. E troppa gente abbocca perché alla realtà tutti preferiamo i sogni. Non a caso l'Italia politicamente ed economicamente è ridotta come è ridotta”.

 

da : http://www.infodem.it/analisi.asp?id=4454

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