Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Gallinari e l’ “Affaire Moro”, l’opinione di Sandro Provvisionato

di Nicola Lofoco

 

Il 14 Gennaio scorso, mentre usciva fuori da casa con la propria auto, Prospero Gallinari, nome storico delle Brigate Rosse, è stato colpito da un infarto. Un infarto che ha tragicamente spento la sua vita a 62 anni da poco compiuti e , forse, una parte della verità sull’intera vicenda della morte di Aldo Moro. L’“ Affaire Moro”, cosi come venne definito da Leonardo Sciascia, è ancora oggi pieno di dubbi, misteri ed episodi non chiariti. Forse chi avrebbe potuto fare luce sull’intera vicenda, che lo ricordiamo durò esattamente 55 giorni , era proprio Gallinari. Insieme a Mario Moretti è stato l’unico a seguire il presidente della Democrazia Cristiana da via Fani sino al covo di via Montalcini.  Uno dei pochi, quindi, che aveva la possibilità di dare risposte ai numerosi interrogativi che ancora oggi attanagliano la verità sulla morte di Aldo Moro. Nel 2008, il giornalista Sandro Provvisionato ed il giudice Fernando Imposimato pubblicano il libro “ Doveva morire” . Nel libro gli autori sostengono che il destino di Moro fosse già stato scritto sin dopo il suo rapimento, perché in troppi volevano la sua morte. Su tutto questo abbiamo rivolto alcune domande al giornalista Sandro Provvisionato, che da anni gestisce il sito internet www.misteriditalia.com:   

La morte di Prospero Gallinari, un brigatista che è stato presente sia nell’agguato di via Fani che nella prigione di via Montalcini ha fatto pensare che con lui è andata via una parte della verità su quanto accaduto nei 55 giorni di prigionia di Moro. Lei è d’accordo?  

Solo in parte. Gallinari era il prototipo del brigatista “duro e puro”, a tanti anni di distanza da quei fatti, Prospero che ho conosciuto personalmente era ancora legato ad una visione del marxismo da terza internazionale, quindi molto ideologico e poco pragmatico. Forse avrebbe potuto confermarci che fu Moretti l’esecutore materiale di Moro. Che era stato lui il primo a cercare di ordinare il fiume di parole del “prigioniero”. Gallinari tra tutti quelli che erano in via Fani era il più distante dalla realtà. E su via Fani ci disse nel suo libro una cosa importante: il suo mitra si era inceppato così come quello di tutti gli altri tre (Fiore, Bonisoli e Morucci), lasciando così ampio spazio alla teoria del 13° uomo. Credo che il vero “uomo dei segreti” restino Moretti e Senzani. 

Nel libro ” Doveva Morire” che lei ha scritto con il giudice Fernando Imposimato, viene sostenuta la tesi che la morte di Aldo Moro fosse già stata decisa dallo stato. Cosa ne pensa oggi?  

Penso la stessa cosa. Moro era finito al centro di una convergenza di interessi. In troppi (e non solo nello Stato italiano) volevano la sua eliminazione. 

Dopo il rapimento, lo stato affermò con chiarezza che con i brigatisti non si poteva aprire alcuna trattativa per la liberazione di Moro. Secondo lei , in quei giorni, non vi era alcuna possibilità di rompere ” la linea della fermezza ” e tentare di salvare la vita al presidente della Democrazia Cristiana?

Non credo che a rallentare o peggio ad evitare la possibilità di liberare Moro c’entri la linea della fermezza correttamente interpretata (in senso politico) dal Pci. La Dc, invece, non applicò mai questa linea, ma invece quella più grave dell’immobilismo. Essere fermi con le Br (che, non dimentichiamolo, avevamo sterminato cinque uomini dello Stato) era inevitabile. Altra cosa è fare come hanno fatto Cossiga e Andreotti: applicare la linea della fermezza, restando fermi non solo su una possibile trattativa con le Br ma soprattutto nell’evitare di battere fino in fondo le numerose occasioni (con Imposimato ne abbiamo contate 8) di arrivare alla prigione di liberare Moro.

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