Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Ecco perchè la verità su Emanuela Orlandi non verrà mai fuori

 di Nicola Lofoco

Roma, 22 giugno 1983. E’ una giornata come le tante nella capitale, quando inizia il grande caldo ed i turisti affollano la città. In quella giornata stava per accadere uno degli episodi più controversi ed oscuri di tutta la storia d’Italia. Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di 15 anni, non fa più ritorno a casa. Emanuela ne era uscita in serata per andare a frequentare lezioni di musica presso la scuola di Sant’ Apollinare.  Da allora la sua famiglia non l’ha più vista. Su cosa sia accaduto ad Emanuela, si sono dette e scritte una vera e propria valanga di supposizioni. Le più clamorose quelle che fanno risalire il rapimento ai “Lupi grigi” turchi per chiedere la liberazione di Alì Agcà, l’attentatore del Papa, e alla “Banda della Magliana”, che l'avrebbe invece ideato per regolare alcuni conti con il Vaticano (su iniziativa del boss Enrico De Pedis). A queste si aggiungono altre ipotesi fatte anche recentemente. Padre Gabriele Amorth, un anziano sacerdote, afferma che la Orlandi sarebbe stata vittima di un perverso giro di “festini” a sfondo sessuale organizzati all’interno di Sant’ Apollinare. Dichiarazioni che hanno messo nei guai monsignor Pietro Vergari, parroco di Sant’ Apollinare nei giorni della scomparsa di Emanuela. Vergari è ora indagato, staremo a vedere gli sviluppi dell’indagine.C'è poi chi invece dice che Emanuela sia addirittura ancora viva.  Recentemente, nel suo libro “l’Affaire Emanuela Orlandi”, la fotografa Roberta Hidalgo sostiene che Emanuela farebbe oggi finta di essere la moglie di suo fratello Pietro, e che in realtà non sarebbe figlia di Ercole Orlandi ma addirittura di quella che era stato il capo dello IOR, la banca vaticana, il defunto monsignor Marcinkus. Nel  2011 un sedicente ex-agente del Sismi, che si fa chiamare “lupo solitario”, telefona all’emittente “Roma Uno”  per dire che la cittadina vaticana Orlandi è ancora viva e si trova rinchiusa in un manicomio di Londra: notizia che si è poi rivelata priva di fondamento. E si arriva alla famosa telefonata anonima fatta alla trasmissione “Chi l’ha visto”: per trovare la soluzione del caso, bisognava riesumare la salma di Enrico De Pedis, tumulato nella basilica di Sant’ Apollinare. Anche in questo caso, però, la notizia è risultata falsa.  Pino Nicotri, che ha lavorato per tantissi anni a “l’Espresso” e che ora collabora con “blitzquotidiano.it” ed ha un proprio blog personale, è l’autore del libro “Emanuela Orlandi, la verità”. 

 

Nicotri, a sette anni da quella telefonata a “Chi l’ha visto, la tomba è stata aperta, e la notizia è risultata priva di fondamento. Il cadavere di De Pedis è stato cremato e le ceneri disperse in mare. Lei ha definito la vicenda come il “vergognoso incivile accanimento contro un morto”. Crede che sarebbe stato possibile giungere alla stessa conclusione senza aprire la tomba di “Renatino”?

“Solo dei dementi potevano pensare che dentro la bara o nel sarcofago di Enrico De Pedis, potessero esserci i resti di Emanuela Orlandi. Se non altro perché lei è scomparsa e presumibilmente morta nell''83 mentre lui è morto nel '90, cioè ben 7 anni dopo. Dove avrebbero tenuto per sette anni il cadavere della ragazza? E perché poi ficcarlo assieme al cadavere di De Pedis? Che senso avrebbe un tale trasferimento e accorpamento di cadaveri? Il lato per così dire comico e macroscopicamente disonesto di questa faccenda è che i più accaniti fans della "supertestimone" Sabrina Minardi credevano sia che, come diceva costei, Emanuela fosse finita già nell'83 in una colata di cemento delle fondamenta di una villa o palazzina a Torvajanica, sia che fosse sepolta con De Pedis a partire dal '90 o da più tardi. Come se fosse possibile demolire le fondamenta di una villa o una palazzina di Torvajanica dopo sette o più anni dalla loro costruzione per recuperare uno scheletro e trasportarlo nella basilica di S. Apollinare nel centro di Roma e piazzarlo nel sarcofago sotterraneo di De Pedis. Neppure un regista particolarmente imbecille potrebbe immaginare un film simile. Sotto questo profilo, una delle cose più comiche e incomprensibili accadute in Italia è che una trasmissione televisiva abbia fatto credere una tale cazzata per ben sette anni a qualche milione di persone. L'altra cosa pantagruelicamente comica è che il fratello della Orlandi, Pietro, sia accorso come uno sceriffo o un marziano nella basilica di S. Apollinare quando hanno ispezionato la bara di De Pedis. Per quanto Pietro Orlandi possa apparire un personaggio strano, non si può offendere la sua intelligenza fino a pensare che credesse davvero che nella bara e nel sarcofago di De Pedis ci potesse essere qualcosa di diverso dai resti di De Pedis. E' inevitabile quindi la fastidiosa impressione di avere assistito per sette anni, e specialmente negli ultimi mesi, a uno spettacolo cinico e greve messo in piedi a tavolino per lucrare sulla creduloneria del vasto pubblico, che non sapendo nulla del caso Orlandi a distanza di così tanto tempo è disposto a bere di tutto. Anche il peggior guano frullato dalla tv 'de sinistra'.C'è una domanda che nessuno pone: come mai 'Chi l'ha visto?' tra le decine di "segnalazioni" ricevute ha scelto proprio quella telefonata? Guarda caso, per quanto fosse balorda, permetteva di agganciarsi al grande successo che proprio 7 anni fa mietevano alla grande i romanzi, i film e le serie tv centrate sulla cosiddetta banda della Magliana e annesso suo asserito boss 'Renatino' De Pedis. Insomma, quella telefonata più che l'idea di qualche goliarda è stata la furbata di qualche pubblicitario fin troppo disinvolto e cinico”.

Ha sempre suscitato molta polemica il fatto che la salma di De Pedis fosse tumulata nella Basilica di Sant’ Apollinare a Roma. Cosa ne pensa su questo?

“Ogni volta che partecipo a un dibattito sul caso Orlandi c'è chi si dice scandalizzato perché 'un grande criminale' come De Pedis è stato sepolto in S. Apollinare. Ma quando chiedo di citare un crimine commesso da De Pedis, nessuno sa fare altro che balbettare cose a vanvera o tacere. De Pedis è morto incensurato, con patente, passaporto e carta di identità, valida anche per l'espatrio, perfettamente in regola. E' stato sempre assolto da tutti i reati, compreso quello di essere non dico un boss, ma neppure un semplice gregario di una qualsivoglia banda. Assolto, e NON sgusciato grazie a decorrenza termini o leggi ad personam come quelle confezionate per Berlusconi. C'è anche chi è stato condannato per calunnia per l'avere attribuito a De Pedis reati che NON poteva avere commesso, ma questo si preferisce tacerlo. De Pedis avrà anche commesso qualche reato, non grave e tanto meno gravissimo, ma di qui ad impiccarlo all'albero delle dicerie... Forse ci si dovrebbe ricordare che la stessa basilica di S. Pietro è stata costruita raccogliendo in modo non proprio encomiabile gli enormi fondi necessari, per esempio con la orribile 'vendita delle indulgenze' e porcherie simili"

Nel suo libro “Emanuela Orlandi, la verità” ricostruisce le ultime ore in cui Emanuela Orlandi è stata vista viva. In particolare, afferma che alcune delle ricostruzioni su quelle ultime ore non sono veritiere. Lei è infatti molto critico con la trasmissione “Chi l’ha visto”, che ha anche raccontato che Emanuela Orlandi, il giorno della scomparsa, indossava uno zainetto sulle spalle con all’interno un violino. Cosa impossibile perché la Orlandi suonava il flauto. Quanto ha pesato, secondo lei, tutta l’informazione italiana nella vicenda di Emanuela Orlandi?

“Non posso e non voglio esprimere giudizi sul giornalismo, visto che sono un giornalista anch'io e non sono presuntuoso. Però anche nel caso Orlandi si è preferito enfatizzare le varie veline fornite dai soliti uffici anziché fare verifiche, controlli e inchieste in proprio. Per dare addosso al solito De Pedis, 'Chi l'ha visto?' ha mandato in onda una ricostruzione dell'uccisione dello strozzino Domenico Balducci in via di Villa Pepoli totalmente campata per aria. Sono venuto apposta da Milano per fare un sopralluogo in via di Villa Pepoli e ho scoperto che la scena del delitto NON era e NON poteva essere quella propinata ai telespettatori! Per questo tipo di scorrettezze ho presentato un esposto contro la collega Federica Sciarelli all'Ordine dei giornalisti del Lazio, del cui direttivo fa parte la stessa Sciarelli. Calpestando la legge, l'Ordine del Lazio ha archiviato il mio esposto anziché limitarsi a trasmetterlo all'Ordine nazionale perché decidesse a quale Ordine regionale affidarlo. Ho fatto ricorso e l'Ordine nazionale mi ha dato ragione ordinando all'Ordine del Lazio di trasmettergli il fascicolo, che ha affidato all'Ordine dell'Abruzzo. Che ha ascoltato sia me che la collega Sciarelli. Attendo la sentenza, se mai arriverà. A parte tutto ciò, ho parlato con i due testimoni, il poliziotto Bruno Bosco e il vigile Alfredo Sambuco, che si usa indicare come coloro che hanno visto la Orlandi parlare con un uomo davanti alla famosa BMW color " verde tundra". Ciò che negli atti giudiziari viene comunemente attribuito a dichiarazioni di Bosco e Sambuco mi risulta invece che loro due NON l'hanno mai detto. Le loro dichiarazioni sono state cioè o forzate o male interpretate per poter mettere l’inchiesta sui binari fasulli dell’adescamento e del rapimento”.

Poco prima della scomparsa della Orlandi, il 7 maggio 1983 scomparve a Roma anche un'altra ragazza di 15 anni, Mirella Gregori. L’organizzazione di estrema destra turca “Lupi Grigi” affermò successivamente di costodirle entrambe, senza mai darne alcuna prova. Secondo lei si tratta di una coincidenza o le due vicende sono da collegarsi allo stesso filone di indagini?

“Nell'83, come purtroppo ogni anno e non solo a Roma, ma in tutta Italia e nel mondo, scomparvero altri minorenni, nel solo Lazio varie decine. Lo scrisse Panorama nell'ultimo numero del luglio '83, cioè un mese dopo la scomparsa di Emanuela. A corredo di una inchiesta sulle migliaia di minori che scompaiono ogni anno in Italia, il settimanale pubblicò una scheda sulla settantina di ragazzine e ragazzini scomparsi nel Lazio. Tra gli altri, citava il caso di Mirella e ne pubblicò una foto assieme a Wojtyla scattata durante l'udienza concessa dal papa alla intera scuola frequentata da Mirella, che solo a causa di quella foto si è trovata abbinata al caso Orlandi. I Lupi Grigi, la banda della Magliana e i marziani non c'entrano nulla. Ovviamente. Se Panorama non avesse pubblicato quella foto oggi nessuno saprebbe chi è Mirella Gregori, così come non sappiamo nulla delle migliaia di bambini e bambine, ragazzi e ragazze sparite dal 1983 ad oggi. Una delle vergogne di questa mania nazionale del 'mistero' Orlandi, abilmente alimentata da trasmissioni televisive, libri e articoli, uno più indecente dell'altro, è il fottersene di migliaia di giovanissimi italiani per correre dietro solo ed esclusivamente al caso ormai mitologico di una cittadina vaticana come la Orlandi".

Lei è convinto che Emanuela Orlandi non sia mai stata rapita, ma che abbia perso la vita subito dopo la sua scomparsa. Quanto crede che ci vorrà ancora per rendere nota la verità sulla sua sorte?

“Se in Vaticano non avessero già saputo che Emanuela era già morta, papa Wojtyla non avrebbe mai lanciato i suoi 8 appelli pubblici perché la rilasciassero. Per giunta, Wojtyla parlò clamorosamente per primo di rapimento nell'appello del 3 luglio, quando nulla e nessuno faceva pensare a un rapimento e gli stessi inquirenti pensavano si trattasse della classica scappatella. Se Emanuela fosse stata davvero rapita, è ovvio che col clamore scatenato dagli appelli di Wojtyla ai rapitori non sarebbe restato altro da fare se non disfarsi della ragazza, rilasciandola o uccidendola. Poiché non è stata rilasciata, se ne dovrebbe concludere che è stata uccisa. Nessuno però può pensare che il papa sia stato così imprudente e irresponsabile da condannare a morte una ragazza solo per fare degli appelli buonisti e sicuramente inutili, tipo quelli di Veltroni. Inutili perché agli eventuali rapitori, specie se 'terroristi internazionali', degli appelli del papa come si dice a Roma 'non gliene poteva fregà de meno'. In ogni caso, a dire che NON si è trattato di un rapimento è stato lo stesso avvocato degli Orlandi, Gennaro Egidio. Lo scorso ottobre ho consegnato ai magistrati le registrazioni di alcune mie telefonate ad Egidio del 2002 o successive, quando cioè era il legale degli Orlandi da almeno ben 19 anni. Nelle telefonate Egidio spiega bene perché non di rapimento si trattò, ma di disgrazia legata alle curiosità tipiche dell'età di Emanuela, ormai quasi sedicenne. La ragazza godeva di molta più libertà molto di quanto fatto credere dai genitori. E non era affatto tutta casa, scuola e chiesa. Ho offerto le registrazioni a 'Chi l'ha visto?', oltre che a Pietro Orlandi. Il loro rifiuto la dice lunga. Si tratta come minimo di una vergogna, professionale per quanto riguarda il programma televisivo. Una vergogna che evidentemente di fatto sfocia in altro. E preferisco non commentare il rifiuto di Pietro, che ha preferito il clamore folkloristico, inutile e vergognoso di 'Chi l'ha visto' et similia. Dire che Emanuela è finita vittima di un qualche orco vaticano non significa affatto - contrariamente a quanto vuole far credere Pietro Orlandi - che fosse di facili costumi o educata malamente. Santa Maria Goretti non era certo di facili costumi, eppure è finita come è finita, vittima della violenza sessuale maschile. Idem per le varie Sarah Scazzi, Yara Gambirasio, Desirée Piovanelli e le altre migliaia che hanno fatto la stessa fine e delle quali non sappiamo neppure il nome".

Ma quanto ci vorrà perché la verità venga fuori?

"Non verrà mai fuori. Non possono permettere che venga fuori. Se hanno mentito, taciuto e depistato per ben 29 anni, non lo hanno fatto certo per proteggere una guardia svizzera o un barista. Un tale sbarramento e muro d'acciaio indica chiaramente che c'è di mezzo qualcuno che di fatto rappresenta il Vaticano in quanto tale o almeno un certo suo andazzo”.

da www.infodem.it

 

 

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