Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Libia e false notizie, pretesto per l'intervento Nato

di Nicola Lofoco

Il regime di Mu'ammar Gheddafi in Libia è giunto alla fine, dopo ben 42 anni di potere assoluto. Potere assoluto che durava dal 1° settembre 1969, quando aveva solo 27 anni. E cosi, dopo la Tunisia e L’ Egitto, la “primavera araba” ha avuto il suo effetto anche in Libia. La nuova bandiera libica sventola su Tripoli e su tutto il paese.  Quella verde della rivoluzione, quella rivoluzione del 1969 documentata dallo stesso Gheddafi nel suo "Libro verde", è ormai dimenticata. A governare il paese è ora il "Consiglio Nazionale Provvisorio" di Mustafa Abd Al Jalil. Ed ora? Che ne sarà del Paese che era il maggiore fornitore di petrolio dell’Italia? Abbiamo chiesto l’opinione di Cristiano Tinazzi, giornalista free lance, che è stato in questi mesi in Libia ed ha avuto modo di documentare la guerra civile libica: 

Tinazzi, qual è la situazione attuale in Libia?
In questo momento la situazione è ancora incerta, in quanto la guerra non è finita e rimangono ancora dei capisaldi lealisti a Gheddafi. Si continua a combattere mentre la Nato continua a bombardare le postazioni dei fedeli a Gheddafi , della cui sorte non si sa ancora nulla, compresa quella dei suoi figli. Probabilmente il raìs si trova nel sud del Paese, ma sapere esattamente dove sia è impossibile.

Le rivolte in Tunisia ed Egitto sono durate molto meno di quella in Libia. Ben Ali e Mubarak non hanno resistito a lungo come il “colonnello”. Come te lo spieghi?
Principalmente perché negli altri due Paesi l’esercito aveva preso le parti della popolazione. In Libia, invece, l’esercito si è quasi tutto schierato con Gheddafi. Ci sono stati casi di defezioni. Una parte delle truppe, quella a cui faceva capo il generale Yunes, si era staccata da Tripoli. Ma la parte più consistente dell’esercito è rimasta intatta, soprattutto quella dell’aviazione nelle prime settimane. Questo ha fatto sì che la rivolta che è scoppiata a Bengasi e poi si è espansa per la Cirenaica e la Tripolitania non avesse lo stesso impatto delle rivolte in Tunisia ed Egitto. Il secondo dato e che almeno il 30% della popolazione era rimasto fedele a Gheddafi, compresa la tribù “Gheddafa” a cui lui stesso appartiene. Lo stato tribale, che ancora oggi è presente in Libia, ha nei fatti sostenuto il colonnello. Tutto questo ha prodotto una vera e propria guerra civile, cosa che non era accaduta negli altri Stati. Poi si è aggiunto l’intervento della Nato che si è schierata palesemente dalla parte ribelle, con i bombardamenti aerei. Tutto questo ha incrementato la guerra civile.

Come in tutte le guerre girano sempre notizie non verificabili e a volte poco attendibili. Si e'parlato all’inizio dei cosiddetti “stupri di massa”. Che notizie hai a riguardo?
La storia della stupri è stata una delle notizie false messe in giro per avviare l’intervento internazionale e della Nato. Tutte le notizie che erano state date all’inizio si sono dimostrate false. Come quella che parlava di 10mila morti negli scontri nelle piazze, una notizia falsa data dal Al Arabia. Cosi come quella dei bombardamenti su Tripoli ordinati da Gheddafi. E anche la storia degli stupri era priva di fondamento. All’inizio vi è stata anche un psicologa che affermava di avere le liste delle donne stuprate e di avere le prove delle violenze sulle donne. Questa psicologa poi è sparita, e delle sue liste non si è saputo più nulla. Anche dalla parte governativa si sono dette tante menzogne, più che altro per motivi interni e non internazionali. Per tutto questo è stata utilizzata la televisione nazionale libica come mezzo di propaganda. Nessuna notizia era verificabile, e tutto questo ha causato un vero e proprio cortocircuito dell’informazione. Di questo sono responsabili anche le emittenti arabe, come Al Jazeera e Al Arabia, che hanno perso il controllo totale delle fonti, ed hanno dimostrato di non essere credibili.

L’Italia aveva un rapporto commerciale e politico privilegiato con la Libia. Lo avrà ancora ?
Sicuramente no. Il rapporto della Libia con l’Italia era a livello commerciale certamente privilegiato. Tutto questo non si verificherà più. Essendo stata la Francia la prima che ha sostenuto in maniera ferrea la rivolta, sarà sicuramente la prima a beneficiarne dei guadagni. L’Italia ha avuto, invece, una posizione tentennante. Prima non ha preso posizione, poi ha voluto mettersi dalla parte dei ribelli. In ogni caso questo atteggiamento ambiguo del governo italiano non porterà giovamento alle aziende italiane che vorranno investire in futuro in Libia.

Quanto rischia oggi un giornalista per documentare una guerra ?
Si rischia abbastanza, perché il giornalista ormai è diventata la figura del testimone scomodo. Ormai con Internet ogni gruppo o movimento coinvolto nel conflitto può operare come vuole, e non ha più bisogno del “megafono” del giornalista. Si può diventare facilmente un ostaggio ed uno strumento di ricatto. In Libia io ed i miei colleghi siamo sempre stati sotto il pericolo di finire a tiro dei cecchini, di essere vittime di agguati o di un imboscata. Guardando alle esperienze dei colleghi italiani che sono stati rapiti per alcuni giorni, si capisce subito che il giornalista è diventato una figura da eliminare.

da www.ebdomadario.com

 

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