Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Corruzione: dalla fisiologia di Tangentopoli alla patologia di oggi

Intervista con Pino Nicotri

 di Nicola Lofoco

"Nuova Tangentopoli? Perché 'nuova'? La politica, l'esercizio del potere e i privilegi ad esso connessi comportano da secoli la riproposizione dello stesso canovaccio. Detto in termini più semplici: chi va al molino si infarina".  Pino Nicotri, giornalista dell’Espresso, di fronte all'ultimo scandalo in materia di corruzione, quello della Lega, ricorda che "infarinarsi andando al molino è fisiologico, specie per chi non solo ci va, ma ci resta perché il molino gli è stato affidato per farlo funzionare. Approfittare pro domo propria del fatto che si è in politica è cosa inevitabile, le eccezioni sono poche e non fanno testo. Solo le società autoritarie e quindi anche ipocrite fanno mostra di incorruttibilità dei dirigenti, salvo poi scoprire, quando il regime crolla, che rubavano anche loro e più del normale. Vedi il caso dei Pinochet in Cile e dei gerarchi fascisti nell'Italia di Mussolini". Però qualcosa, in questo caso, sembra muoversi. “Mi dimetto per dare il buon esempio”. Con queste parole Umberto Bossi, segretario e fondatore della Lega Nord, ha rassegnato le sue dimissioni dopo le accuse di essersi appropriato indebitamente del denaro del partito per scopi personali. Ed anche suo figlio, Renzo Bossi, detto “il trota” ha deciso di lasciare la poltrona che occupava nel Consiglio regionale della Lombardia, dopo che il suo autista personale ha documentato con un video come Bossi junior utilizzava il denaro del partito per le sue spese personali. Non è neanche andata bene alla vicepresidente del senato Rosy Mauro, anch’essa rappresentante della Lega, che avrebbe utilizzato i fondi del partito per lei e addirittura il suo compagno. Insomma emerge come anche per i leghisti, che da sempre si erano dichiarati i più onesti e in prima linea nella lotta alla corruzione, vige il motto“tengo famiglia”. Prima dei Bossi e della Mauro, nella tela delle indagini era rimasto intrappolato il vicepresidente della Lombardia Davide Boni, con l’accusa di aver preso delle tangenti. Il terremoto in casa Lega avviene subito dopo quello avvenuto nell’ex partito politico della Margherita, ora confluito nel Partito Democratico. Il suo tesoriere, Lugi Lusi, ora senatore democratico, avrebbe sottratto ben 13 milioni di euro dalle casse del partito per uso personale, comprando per se quasi di tutto, dagli appartamenti, ai viaggi e persino ai cappuccini. "So di dire cose impopolari", dice ancora Nicotri, "ma anche combattere la 'normalità' del guadagnare in politica qualcosa anche per sé è una cosa talmente impegnativa che finirebbe col costare molto di più, anche in termini di libertà generale, del costo globale del 'rubare fisiologico'. Qualunque motore per funzionare ha bisogno di essere oliato… Gli attriti sono tali che altrimenti finisce con il fondere o con l'ingripparsi. Meglio un motore oliato a sufficienza che un motore bruciato e che perciò non serva a nulla, anzi fa danni perché rischia di far spaccare l'intera macchina a magari fare andare fuori strada o contro un muro i suoi occupanti. Il problema si pone quando chi va al molino e chi ci sta per farlo funzionare non si limita più al solo 'infarinarsi', ma si porta via interi sacchi di farina e magari anche pezzi del molino. Allora è chiaro che si finisce con il fare andare in malora il molino, cioè le istituzioni sociali e il loro funzionamento, e questo è da evitare assolutamente". L’inchiesta giudiziaria Mani Pulite fece comprendere quanto fosse elevato, agli inizi degli anni ’90, il tasso di corruzione nelle istituzioni. Secondo lei, da allora sono stati fatti progressi in Italia sul tema della corruzione oppure vi è ancora molto da fare? Per Nicotri, "i progressi ci sono stati, ma nel senso che la corruzione è aumentata, da fisiologica sta diventando o è diventata patologica. Pare non si tratti più di un motore bene oliato, ma di un motore allagato d'olio. Destinato quindi ad andare in malora tanto quanto il motore che fonde o si ingrippa per mancanza di lubrificanti. Ciò deriva dal fatto che i partiti storici, quelli che hanno fondato la Repubblica italiana e l'hanno fatta crescere per i primi 50 anni di vita, non ci sono più. Solo un poveretto come Antonio Di Pietro può avere detto una corbelleria come quella detta da lui, e cioè che 'rubare per il partito è più grave che rubare per sé'. A parte il fatto che la Tangentopoli messa in luce da Di Pietro non era un insieme di ladri, non era cioè una 'polis' abitata da ladri che rubavano, bensì era una 'polis' abitata da tangentisti, Tangentopoli appunto. E le tangenti servivano soprattutto a far funzionare la vita politica. Cioè a dire, a far funzionare la democrazia. Le pare poco? Sì, certo, c'era anche l'infarinarsi di chi andava al molino o ci stava dentro, ma era un infarinarsi fisiologico, funzionale, non patologico. In guerra è inevitabile che ci sia chi ruba sulle forniture militari, lo faceva mi pare già Crasso, ma l'importante è vincere la guerra, col minor numero possibile di morti. Perdere la guerra per la soddisfazione di avere eliminato il lucro privato sulle forniture militari è semplicemente da idioti. Come qual tale che si taglia i coglioni per far dispetto alla moglie. Ho l'impressione che stiamo sfasciando la democrazia, e la coesione e convivenza sociale, in nome di un moralismo giudiziario e giornalistico francamente ormai fuori controllo, assurdo e pericoloso".  

 

E che dire di Umberto Bossi, segretario della Lega Nord, oggi accusato insieme a suo figlio Renzo di aver illecitamente sottratto denaro alle casse del suo partito per uso personale, che ai tempi di Tangentopoli faceva sventolare il cappio in Parlamento dai propri deputati?

"Tanto per cominciare, che non abbiamo prodotto neppure dopo Tangentopoli e Mani Pulite una classe dirigente adeguata, dotata di senso civico e delle istituzioni. Qui i problemi sono due. Il primo è che l'Italia è diventata un Paese ricco troppo in fretta, senza avere il tempo e il modo di esprimere - come è invece successo in altri Paesi - anche una maggiore coscienza civica e sedimentare una classe dirigente che non fosse in realtà solo classe 'digerente'. Il secondo problema è che in Italia c'è il cancro della Chiesa e di un cattolicesimo papalino inteso nel senso peggiore, amorale: posso anche uccidere, l'importante è che poi vado a confessarmi dal prete, che mi dà l'assoluzione in cambio di qualche preghierina e di un pentimento che dure qual che dura, più qualche offerta alla chiesa o al santo patrono. Dopodiché posso andare a uccidere di nuovo, confessarmi di nuovo, essere assolto di nuovo, ecc.. La mafia in Sicilia ha potuto prosperare anche per questo. E' dimostrato che i mafiosi andavano a confessare gli omicidi al prete confessore, questi li assolveva e tanto bastava: il mafioso assassino assolto poteva tranquillamente ricominciare anche ad ammazzare".

Dice che questo modo di intendere e di vivere il cattolicesimo, radicato da sempre nel Belpaese, comporta anche la mancanza di senso civico?

"Le faccio un esempio. Quando nel '94 scrissi il libro Tangenti in confessionale, fingendo di essere un politico che intascava le mazzette e confessandomi di conseguenza nelle principali chiese italiane, S. Pietro compreso, nella chiesa di S. Gennaro a Napoli mi capitò un fatto che spiega tutto. Al confessore dissi che volevo andare a raccontare tutto ai magistrati, e quello anziché dirmi che facevo bene mi disse: 'Ma sei pazzo?! Nessuno è obbligato a infangare il proprio buon nome! Tu ti sei pentito? Sì. E allora Dio ti ha perdonato. E se la giustizia divina ti ha perdonato, che cavolo c'entra la giustizia terrena?'. Su quasi 50 confessori solo uno, quello della chiesa annessa all'Università Cattolica di Milano, aveva posto la condizione opposta a quella del confessore di S. Gennaro e cioè che per darmi l'assoluzione dovessi prima andare a vuotare il sacco dal magistrato. Come si vede, il danno causato da sempre dalla Chiesa al livello di civiltà e moralità dei cittadini italiani è davvero enorme. A questa tara del nostro dna di italiani si può rimediare solo investendo nella scuola, e investendo molto, anzi moltissimo perché la scuola forma i giovani, che sono il futuro del Paese. Invece, anziché investire di più e aumentare l'educazione anche civica dei giovani a partire dalle scuole, avviene l'esatto contrario: per la scuola si spende sempre meno. Dall'epoca del disgraziato ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti è iniziata la demolizione anche della scuola pubblica a favore proprio delle scuole private, di fatto quasi tutte cattoliche".

Che giudizio dà del ruolo svolto durante Tangentopoli dalla stampa e dai media? E di quello svolto oggi?

“Hanno avuto un ruolo anche di denuncia positiva, ma molto modesto rispetto alla componente scandalistica e ai discorsi strutturali sulle cose da fare. Quando arrivò in edicola l'Espresso con in copertina scritto "Dieci, cento, mille Di Pietro" feci notare la follia di quella frase al redattore capo di Milano, Chiara Beria D'Argentine, che mi derise. Non a caso lei era la figlia dell'ex procuratore generale del palazzo di Giustizia a Milano. Oggi è ancora peggio. Troppo gossip e compiacimento. Ci sono però anche ottimi giornalisti e i giornali non sono tutti solo scandalistici. Ma ha ragione Peter Gomez quando fa notare, come ha fatto in un piccolo comizio in piazza Cordusio tempo fa, che 'io sono solo un giornalista. Se non ho la sponda dei politici che riprendono ciò che scrivo e lo utilizzano al meglio il mio lavoro diventa inutile'. E' come sollevare un masso troppo grosso per poterlo spostare: c'è il rischio concreto che ci caschi sui piedi. Schiacciandoceli….”

 da www.infodem.it 

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