Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

Un anniversario per Al Fatah

di Nicola Lofoco

 

Si è tenuto il 19 gennaio a Roma, presso l’Hotel Bologna, il 47° anniversario dell’inizio della lotta armata di Al Fatah, il movimento di resistenza palestinese fondato da Yasser Arafat. Presenti, il rappresentante di Fatah in Italia, Josef Salman, l’arcivescovo di Gerusalemme in esilio in Italia, monsignor Capucci, l’ambasciatore dell’Anp in Italia Sabri Atheye, il rappresentante dell’ANP in Libano Abbas Zaki e l’On. Achille Occhetto. Per tutto il dibattito le funzioni di interprete sono state compiute da Bassam Saleh. Il tutto dinanzi ad una platea di sostenitori ed amici della Palestina.  Ed è proprio Saleh che apre il dibattito, invitando tutti ad ascoltare l’inno nazionale palestinese. E’ il primo che inizia a cantarlo con la sua voce. Saleh ricorda come nel 1965 un “gruppo di palestinesi” decise intraprendere la prima “azione di fuoco” di Fatah, già fondata nel 1956 da Yasser Arafat, ed iniziare la resistenza palestinese.In tutti gli interventi che si sono succeduti il giudizio sul 2011 è unanime: richiedere alle Nazioni Unite il riconoscimento dello stato palestinese è stato positivo, ma la strada sulla creazione dello stato della Palestina è ancora lontana. Significativo tra gli interventi quello dell’ ultimo segretario politico del Partito comunista italiano, Achille Occhetto. Il ricordo dei suoi incontri con Arafat è lucidissimo, e da suo viso è impossibile non notare l’emozione personale nel ricordare quello che per lui è stato un amico. Molto deciso l’intervento di monsignor Capucci, che ricorda come “Dio ci ha creato tutti per amarci tra di noi e non per farci la guerra” e ricorda come è ormai diventata inaccettabile la costruzione di nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, a cui dice con un forte tono “basta”. Anche Capucci ricorda il leader storico dell’OLP Yasser Arafat, e lo ricorda durante il suo primo discorso alle Nazioni Unite nel 1974, quando Arafat diceva “ Vengo da voi con un mitra in una mano ed un ramoscello di ulivo dall’altra. Fate in modo che il ramoscello non mi cada dalle mani”. E ricorda quando con Rabin lo stesso Arafat era arrivato ad un passo dalla pace. Dopo però, dopo l’omicidio dello stesso Rabin da parte del terrorista israeliano Yigal Amir, forse ad Arafat quel ramoscello è caduto davvero dalle mani. Significativo l’intervento di Abbass Zaki., che oltre ad essere rappresentante dell’Anp in Libano fa anche parte del suo comitato centrale, ricorda come la pace e la costruzione di un degno futuro per il popolo palestinese siano sempre più difficili per la presenza nel governo israeliano dell’ostico Benjamin Netanyahu, attualmente a capo del governo, e dell’ attuale ministro degli esteri Avigdor Lieberman, che ha sempre dichiarato pubblicamente la sua contrarietà alla nascita dello stato della Palestina.  In Israele si rafforzano sempre di più i movimenti estremisti, contrari al dialogo, che stanno trovando in Liberman un punto di riferimento politico. Secondo Zaki anche gli Stati Uniti non possono dimenticarsi della causa palestinese: “ In Palestina abbiamo accolto prima Clinton e poi anche Cheney con un vero e proprio tappeto rosso. E si sono sempre dichiarati nostri amici. Loro non possono dimenticarsi di noi e di tutti i palestinesi.” Anche alcuni partiti politici italiani hanno portato il loro saluto all’anniversario di Fatah. Sono intervenuti Pasqualina Napoletano per Sinistra e Libertà, Maurizio Musolino per i Comunisti Italiani, Alfio Nicotra del dipartimento esteri di Rifondazione Comunista, Giacomo Filibeck del partito Democratico e Marco Benevento del “ Forum Palestina”.

 

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