Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

In Occidente per Siria e Yemen due pesi e due misure

di Nicola Lofoco

Ormai la Libia è una polveriera di ferro, fuoco e vittime innocente. Dopo oltre 40 anni di dominio assoluto, il regime di Gheddafi sembra ormai vicino alla fine. Il tutto dopo la fine di Ben Ali' in Tunisia e Mubarak in Egitto.  Ora pare tocchi alla Siria di Assad ed allo Yemen di Ali Abdullah Saleh. Gli Stati Uniti e la Nato hanno già dichiarato che non interverranno militarmente , al contrario di quello che sta accadendo nel confronti del regime libico che viene attaccato quotidianamente da aerei occidentali. Tutto questo induce a riflettere in modo serio ed approfondito su quale sarà il futuro di tutto il mondo arabo, ormai in preda ad una serie di avvenimenti di rilevanza epocale. Per capire meglio cosa potrà accadere in Siria e nello Yemen abbiamo chiesto l'opinione di Maurizio Musolino, giornalista e scrittore, responsabile del "Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila".

 Musolino, anche in Siria, come recentemente successo in altri Paesi arabi, è iniziata una rivolta contro il governo. Secondo lei tutto questo può portare in Siria alla fine del governo di Assad e proiettarla verso un diverso futuro?

Cosa potrà succedere è difficile prevederlo, anche perché sui fatti di questi giorni si intrecciano molti - e diversi fra loro - fattori. Di sicuro molti Paesi arabi stanno vedendo proteste che mettono in evidenze condizioni di vita precarie e di questo il principale responsabile è la crisi economica mondiale sommata agli effetti devastanti che gli abbiamo regalato noi dall'opulento Occidente. A questo aspetto si somma una maggiore richiesta di democrazia. Ma, detto questo, sarebbe sbagliato tacere che in quell'area si sta giocando anche una grossissima partita fra le potenze capitaliste per il controllo e l'influenza di questi Paesi. Non è un caso l'interventismo della Francia e le divisioni all'interno della stessa Nato. La Siria non è né l'Egitto, né la Libia. In questi anni è stato un Paese che si è opposto al dominio Usa del mondo e ha rigettato i piani di Bush sul "grande medioriente". Una colpa per alcuni, che adesso potrebbe essere fatta pagare a Bashar. Ma una funzione fondamentale la avrà il popolo siriano che dovrà far sentire la sua voce e assumersi le responsabilità del proprio futuro. Le manifestazioni di oggi in sostegno al presidente sono un segno importante, non minore di quelle che hanno caratterizzato le giornate trascorse.
Infine un elemento da non sottovalutare è l'aspetto della laicità che è caratteristica della Siria odierna. Questa considerazione è legata all'alleanza che si sta determinando fra Fratelli Musulmani (islam politico del tutto compatibile con le regole del mercato liberale) e forze neoconservatrici in Egitto; questa alleanza è un campanello di allarme per tutta l'area e rendo legittimo il sospetto che qualcuno voglia strumentalizzare il movimento e influire su quanto accade in Siria. in queste ore il presidente Bashar dovrebbe annunciare importanti aperture democratiche e risposte univoche alla crisi che strozza i lavoratori salariati. Vediamo cosa succede e vediamo la risposta che si avrà dal popolo di Siria. Ma non dismettiamo la capacità di analizzare e valutare le notizie che arrivano da quella parte del mondo come da altri Paesi al netto delle operazioni di disinformazione che da sempre hanno caratterizzato le manovre neocoloniali.

Quali conseguenze può avere sul Libano tutto quello che sta accadendo in Siria ?

E' impensabile che quello che accade in Siria non abbia riflessi diretti sul Libano. Chi vuole mettere le mani su Damasco da anni ha cercato in tutti i modi di destabilizzare e di influenzare le politiche di Beirut. E mentre in Siria si rende artificiosamente paladino dei diritti e della democrazia, in Libano sostiene una organizzazione dello Stato a dir poco feudale, tutta basata sulle confessioni religiose. Il popolo libanese sta vivendo anche lui una crisi durissima e il Partito comunista di quel paese è in prima linea a denunciare le politiche neoliberiste che governano l'economia libanese. Ma il Libano - non bisogna mai dimenticarlo - subisce una occupazione del proprio territorio da parte di Israele, Stato che quotidianamente offende con incursioni aeree lo spazio nazionale del Libano. Di questo ne sono al corrente tutti, ma nessuno dice o fa nulla. Queste considerazioni su libano e Siria non vogliono dare ricette o linee. Sono solo considerazioni che dimostrano però la necessità di avvicinarsi a quanto accade in questi paesi con cautela e realmente senza pregiudizi. Occorre studiare, e dotarsi di elementi per comprendere.

 Proteste e disordini sono all'ordine del giorno anche nello Yemen. Secondo lei come si evolverà la situazione in questo Paese?

Il caso dello Yemen è emblematico. Lo Yemen è fra i Paesi arabi sicuramente lo Stato più povero e questo provoca il diffuso disinteresse, a partire da quello italiano. i manifestanti chiedono le dimissioni di un presidente, Ali Abdullah Saleh, al potere da oltre trenta anni, il cui governo è a dir poco dispotico. In queste settimane diverse centinaia di uomini e donne sono state uccise mentre chiedevano riforme e libertà, eppure tutto questo non merita nessuna riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nessuna risoluzione, nessuna pressione, nessuna prima pagina sui nostri giornali. Anzi sia gli Usa che l'Arabia saudita, alleati di ferro di Saleh, continuano ad appoggiare il governo di Sana adducendo il rischio di caos e di infiltrazioni di Al Quaeda come motivo di questo appoggio. Una vergogna. Credo che sia ben chiaro a tutti come siano proprio le repressioni e i regimi oscurantisti come quello yemenita, che hanno svenduto la propria autonomia e autodeterminazione in cambio di poche briciole dagli Stati Uniti, ad essere il miglior brodo per la coltura di quei germi terroristici che Al Quaeda rappresenta.

 da www.ebdomadario.com

 

 

 

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