Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

La partita del Quirinale: fate il vostro gioco

di Nicola Lofoco

 

Ormai manca davvero poco per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Chi sarà il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale ancora non lo sappiamo. Come non sappiamo se sarà fortunato come Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga che vennero eletti al primo scrutinio o dovrà attendere addirittura il ventunesimo come Giuseppe Saragat. Quello per che ora è certo è il fatto che l’elezione del prossimo presidente si inquadra in un clima di incertezza politica totale, in una nazione che non ha un governo legittimato dal voto del parlamento e con la crisi che aumenta quotidianamente. In questa che è ormai diventata una vera e propria partita di poker tra i partiti, con mosse silenziose, bari e tranelli di ogni genere abbiamo raccolto l’opinione del giornalista e scrittore Beppe Lopez . Sulla figura più indicata che il parlamento dovrebbe scegliere come nuovo Presidente della  Repubblica Italiana, Lopez ha le idee ben chiare : 

“Mentre un capo di governo dovrebbe essere scelto, ovviamente, per caratteristiche programmatiche quanto più è possibile precise e qualificanti – diverse e alternative rispetto alle proposte della parte politica evidentemente destinata all’opposizione – il capo dello Stato, per rappresentare adeguatamente l’unità nazionale, dovrebbe essere eletto sulla base di un accordo quanto più ampio possibile fra tutte le forze politiche presenti in Parlamento. C’è da chiedersi: questo significa forse, nel nostro caso, che sia augurabile o praticabile un’intesa che faccia i conti in particolare con le richieste e le esigenze di tutela (o di salvacondotto) di Berlusconi, titolare, anzi proprietario della rappresentanza di una cospicua forza parlamentare? No. E mi spiego. Sulla nomina per il Quirinale si ripropone l’anomalia che ha già impedito – a fronte dei drammatici problemi degli italiani che richiedono una forte azione di governo e della scelta del Movimento 5 Stelle di non partecipare alla formazione di una maggioranza con il Pd – il ricorso straordinario almeno al “modello olandese”. Anche in Olanda, come si sa, si è registrato un “pareggio” alle elezioni, determinando un mese di stallo e poi una intesa chiamata “Costruire ponti” fra i liberali di centrodestra e i laburisti di centrosinistra che, non mollando sui grandi ideali diversi ed opposti, si sono accordati pragmaticamente su poche cose concrete ed urgenti: mettere in ordine la finanza pubblica, adottare misure per una più equa distribuzione del benessere e lavorare per una crescita sostenibile”.

 Perché questo non si è potuto fare in Italia? 

“Per la semplice ragione che il nostro sedicente “centrodestra” non è liberale, anzi direi che non è nemmeno sostanzialmente politico, ma un partito proprietario, “di scopo”: dentro ha ovviamente anche altre cose e qualche pezzo o motivazione politica, ma quello che prevale è la finalizzazione di ogni sua posizione e scelta – specie in questo passaggio delicato della nostra vita politica – per la salvaguardia degli interessi, delle pretese e dei lati oscuri di Berlusconi (interessi, pretese e lati oscuri già ampiamente soddisfatti e accolti in questo ventennio, direttamente a Palazzo Chigi o indirettamente attraverso quello che volgarmente si chiama inciucio). Anche sul Quirinale, è a mio avviso assolutamente necessario fare a meno del “centrodestra”, perché invece di esso si ripropone personalmente Berlusconi, con le sue richieste inconfessabili e indecenti. Io quindi indicherei una figura che, invece di promuovere ed essere promossa da un’intesa fra il centrosinistra e Berlusconi – come vorrebbero in molti, anche nel Pd, perché un ricattatore è sempre un ricattato, e viceversa – sotto il segno di una devastante continuità, fosse espressione di un forte rinnovamento. I voti potrebbero venire innanzitutto da Pd, Sel e Movimento 5 Stelle, e se ci sta anche da Scelta Civica. E i nomi che si fanno, soprattutto tre (Prodi, Zagrebelsky e Rodotà), credo che coprano abbondantemente tutte le esigenze di rappresentatività, di attitudine e di prestigio che oggi deve soddisfare una candidatura per il Quirinale”.

Sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica la partita è aperta. Come crede si comporterà durante il voto il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo? 

“Spero e credo che il M5S, di fronte ad una candidatura del tipo e del livello di quelle indicate, potrebbe partecipare o comunque consentire l’elezione di un presidente di discontinuità: cosa che probabilmente sarebbe avvenuta anche per il capo del governo, persino se Napolitano avesse consentito a Bersani di presentarsi in Senato senza una maggioranza certificata e, quasi certamente, se il Pd avesse osato di più, sul terreno del rinnovamento”.

Silvio Berlusconi afferma che gli ultimi 3 presidenti erano di “sinistra”, e per questo ora è giusto nominare un “moderato”. Cosa ne pensa?

“Berlusconi è un uomo molto abile e molto spregiudicato, per usare un eufemismo. Sinistra e destra, moderati e radicali, sono per lui solo parole, da utilizzare a proprio vantaggio di volta in volta. Non a caso, nel tempo, si è messo coi fascisti e si è dichiarato socialista, alterna violenza radicale e bonomia da captatio benevolentiae, si è autodefinito unto dal signore e puttaniere, si presenta ora come uomo nuovo della politica e ora come professionista della politica, a seconda delle circostanze… Gli ultimi tre presidenti sono stati l’ex-democristiano di destra Scalfaro, l’ex-governatore della Banca d’Italia Ciampi e l’ex-comunista Napolitano. Ebbene, sono convinto che quando parla di presidenti “di sinistra” si riferisce soprattutto a Scalfaro, poi a Ciampi e solo in terza battuta a Napolitano. Per Berlusconi è di sinistra qualsiasi persona che non si faccia da lui corrompere o intimidire, ed è “moderato” qualsiasi politico che invece si faccia da lui comprare e che comunque assecondi  quotidianamente il suo bisogno di asservire il potere politico ai suoi bisogni giudiziari e affaristici”.

Dopo la sua elezione, come crede che affronterà la crisi politica italiana il nuovo presidente della Repubblica?

“Dipende ovviamente dall’alleanza che ne consentirà l’elezione e quindi dalla sua caratura politica, etica e morale. Se il Pd osasse e il M5S ragionasse, potremmo registrare un esito straordinariamente favorevole per gli interessi del Paese – sia a livello economico e internazionale, sia soprattutto a livello della vita di ogni giorno – al Quirinale e, probabilmente, per ricaduta, alle Camere e a Palazzo Chigi. Mi auguro che questa volta, avendo perso in prima battuta l’opportunità di un governo Bersani appoggiato e condizionato dal M5S, il Paese non perda l’opportunità di ripartire virtuosamente dal Quirinale”.

You are here Home