Nicola Lofoco

Il giornalista può essere fazioso, il giornalismo non lo è mai

In ricordo di Vittorio Arrigoni

di Nicola Lofoco

Con Vik nel cuore, con la Palestina nel cuore” . Questo lo slogan ricorrente tra le tante persone che hanno partecipato all’iniziativa “Restiamo Umani, parole, voci, musica e immagini” organizzato a Roma lo scorso 14 Aprile dalla Comunità palestinese del Lazio e dalla “Rete Romana di solidarietà con la Palestina”. Iniziativa organizzata per ricordare la morte di Vittorio Arrigoni, l’attivista dell’ISM ucciso a Gaza il 14 Aprile 2011. E non solo a Roma hanno voluto ricordare “Vik Utopia”.Anche a Madrid, Parigi, Colonia, Il Cairo e Gaza hanno organizzato manifestazioni per ricordarlo. Arrigoni era conosciutissimo ormai in tutte le parti dove vi era un forte attivismo per la solidarietà al popolo palestinese. E tutti insieme hanno voluto ricordare la tragica notte tra il 14 ed il 15 Aprile 2011, quando Vittorio perse la vita, ed il suo blog “Guerrilla radio” restò per numerosi giorni ammutolito, senza che il suo creatore potesse più aggiornarlo. Durante la serata, che si è tenuta presso il teatro occupato “Volturno”, si sono avvicendati numerosi gruppi musicali, balli e spettacoli teatrali. Tra uno spettacolo e l’altro alcuni attivisti della “Rete Romana” hanno letto dei brani tratti dal libro “ Restiamo Umani”, il libro–testimonianza scritto da Vittorio nel 2009 per descrivere l’orrore dell’operazione militare israeliana “Piombo Fuso”. Un operazione che ebbe inizio il 27 Dicembre 2008 e che sino al 18 Gennaio 2009 provocò la morte di oltre 1.500 persone, di cui circa 600 bambini. Le immagini di Gaza colpita dai bombardamenti al fosforo bianco fecero il giro del mondo, come lo fecero le immagini dei numerosi bambini di Gaza straziati dalla paura e dalla morte. Chi documentò a tutto il mondo quell’ orrore fu proprio Arrigoni, che in quei giorni restò a Gaza a scrivere articoli per “Il Manifesto” utilizzando quelle poche connessioni internet disponibili in quel momento. Commosso il ricordo di Vittorio da parte del presidente della comunità palestinese nel Lazio, Wajih Salameh che ha definito la serata dedicata ad un “amico della Palestina” e ad un “difensore dei diritti umani”. Alla serata è arrivato anche il saluto del “Forum Palestina” con la presenza di Bassam Saleh, giornalista palestinese che ha ricordato come “Vittorio Arrigoni ha pagato con la sua vita le troppe cose che sapeva su Gaza, da piombo fuso in poi”.“Purtroppo”, ha proseguito Saleh, “non sappiamo ancora nulla di certo su chi e perché lo abbia ucciso; la sua morte per noi palestinesi è una ferita aperta, che non si chiuderà mai sino a quando non si sarà chiarito esattamente chi sono i mandanti e gli esecutori di quel barbaro assassinio”. Cosa è davvero successo in quella maledetta notte è ancora un mistero. Ufficialmente, un gruppo salafita legato alla rete di Al-Qaeda, Tawhid wa ‘l-Jihad, avrebbe rapito Vittorio per chiedere al governo di Hamas di liberare lo sceicco Al-Maqdisi, prigioniero nella carceri di Gaza. Ma i rapitori, dopo aver capito di avere il fiato sul collo della polizia locale di Hamas, avrebbero ucciso Vittorio per sbarazzarsi di lui senza neanche aspettare l’ultimatum di 30 ore che avevano diffuso. Insomma, il tutto si sarebbe ricondotto alla guerra tra Hamas e le cellule salafite per l’egemonia politico-religiosa in tutta la Striscia. Uno scontro diventato acutissimo già dal 2009 quando, durante un conflitto a fuoco, gli uomini di Hamas uccisero uno dei capi salafiti più potenti presenti a Gaza, lo sceicco Abdul Talif Musa. Ma i capi di Tawhid wa ‘l-Jihad hanno sempre smentito di aver dato alcun ordine di colpire l’attivista italiano. Lo scorso Giugno, dopo un’intervista rilasciata al giornalista del Manifesto Michele Giorgio, lo sceicco Abu Musab, leader del gruppo qaedista, ha definito un “errore uccidere Arrigoni”, affermando che si è trattato di un’iniziativa presa da una “cellula impazzita, fuori controllo”. E Tawhid wa ‘l-Jihad aveva anche diffuso un video in rete, in data 21 Aprile 2011, dove negava di aver organizzato il rapimento e affermava che tutto quello che aveva dichiarato sino a quel momento Hamas era totalmente falso. Ufficialmente restano ora detenuti 3 dei 5 componenti del commando, Tarek Hasasnah , Mahmud Salafiti e Khader Jram. Che recentemente hanno ritrattato le confessioni fatte dopo il loro arresto, affermando che loro avevano rapito Vittorio solo per spaventarlo e “dargli una lezione”, perché portatore di “costumi immorali”. Della decisione che aveva preso l’organizzatore del rapimento, il giordano Abdel Rahman Breizat, di scambiare il prigioniero con Al-Maqdisi, dicono che non ne sapevano nulla. Tanto ormai Breizat non può né confermare né smentire, in quanto è stato ucciso da un blitz della polizia di Hamas subito dopo l’eccidio. Insomma, è evidente che cercano di difendersi affermando che il tutto è stato fatto per motivo religiosi e non politici. In ogni caso, le indagini del tribunale militare di Gaza a cui è stato affidato il processo sono state tardive, lente e non hanno cercato di capire se ci fosse “qualcuno” dietro la regia di Breizat. Dopo un anno, l’omicidio di Vittorio Arrigoni resta ancora senza giustizia. Saleh ricorda bene quel giorno: “Ricordo quel giorno, ero davanti alla Tv e non capivo cosa succedeva. Vittorio era sicuramente molto scomodo per l’opera che stava facendo. Lui era amato da tutta la popolazione palestinese per l’impegno che aveva dato sino a quel momento. Lui stava a contatto con la gente, con i contadini, con i pescatori, con i bambini. E questo cominciava a dare fastidio a tanta gente. Le sue testimonianze sui bombardamenti israeliani davano certamente fastidio a Israele. E poi anche le sua opera di denuncia su cosa succedeva a Gaza, in cui sono entrati gli interessi delle varie fazioni che si contendono il potere a Gaza. In ogni caso, non riusciamo ancora a capire cosa è successo davvero. Vittorio è comunque sempre stato un vero uomo, che sapeva da che parte stare, anche quando si è pubblicamente schierato contro Roberto Saviano, una persona che è certamente poco informata su quello che accade ogni giorno realmente in Palestina”. E come sabbia portata dal vento, è stata spazzata via la promessa fatta lo scorso Gennaio dal ministro della giustizia italiano Paola Severino ai legali della famiglia Arrigoni, a cui aveva assicurato un impegno maggiore del governo italiano allo scopo di ottenere giustizia per Vittorio. Ma da allora non è accaduto nulla, e l’assenza del governo italiano in tutta la vicenda è sotto gli occhi di tutti.Uno dei ricordi più belli lo lascia Alessandra Capone, attivista della “Rete Romana”, molto amica di Vittorio, che lo rammenta cosi : “Vik era dappertutto, ieri..come l’altro giorno, come oggi, come domani, come sarà sempre”. “Restiamo Umani”, avrebbe detto Vittorio alla conclusione di un suo articolo. Proviamoci anche tutti noi ad esserlo sempre.

 

da www.medarabnews.com

 

 

 

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